Regola#106ivasicomunicantidellarabbia

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…Sono le dirette conseguenza della rabbia, e del suo modo di veicolarsi nella vita delle persone – soprattutto di noi donne – come un liquido che segue il principio dei vasi comunicanti…

I VASI COMUNICANTI DELLA RABBIA

“Io lo odio il pollo allo spiedo, ok? Lo odio! Possibile che dopo quarant’anni ancora non conosci i miei gusti???? Ma come fai a dirmi di venire a mangiare da voi, e mi prepari il pollo allo spiedo? E con la patate fritte poi! Ma quando mai ti ho chiesto di prepararmi le patate fritte?? Guarda che non sono più una bambina, ok? Se devi invitarmi a pranzo per trattarmi così, evita!!!! Che palle papà! Ma possibile?!”
E con le lacrime agli occhi e la vena che mi pulsa nel collo, esco sbattendo la porta. Salgo in macchina, e mi metto a piangere, sentendomi stupida, ingrata e cattiva. E sollevata.
Ti pare impossibile? Invece no. Sono le dirette conseguenze della rabbia, e del suo modo di veicolarsi nella vita delle persone – soprattutto di noi donne – come un liquido che segue il principio dei vasi comunicanti all’interno del quale tentiamo di navigare con pinne e mascherina.

Mi spiego.

Quand’è stata l’ultima volta che ti sei arrabbiata e sfogata ore dopo con qualcuno che non c’entrava niente ? Concentrati qualche minuto e prova a rivivere la scena, la situazione. Prova a seguire il mio ragionamento passo-passo, e soprattutto prova a capire se le risposte che ipotizzo sono vicine alla realtà.

  1. Pensa alla persona con la quale te la sei presa. Si meritava davvero una scenata del genere? NO.
  2. Eri davvero arrabbiata con lei o con qualcosa che ha fatto? NO.
  3. Pensa a come ti sentivi tu prima di sbottare con quella persona. Eri serena e disposta a parlare con lei, o ad ascoltarla, o comunque a condividere il momento che vi ha portato insieme in quel posto? NO.
    Eri piena di tensione e nervoso e pronta a scattare alla più piccola cosa andata storta, fosse anche una penna caduta per terra o un caffè troppo caldo che ti scotta la lingua o il telefonino che ti cade perché hai sbattuto il gomito sulla maniglia entrando di corsa nella stanza? SI.
  4. Adesso domandati perché eri così piena di nervoso. Cos’era successo prima di quel momento che ti aveva rovinato la giornata e fatta diventare un fascio di nervi scoperti, come fili di un asciugacapelli usato troppo e tenuto male?
    Chiudi gli occhi e rivivi la giornata al rovescio, arrivando a capire il vero istante che ha scatenato tutta la serie di reazioni negative che sono arrivate dopo. Pensaci bene.
    Elimina tutte le cose che non c’entrano, e arriva a focalizzarti su quello che è accaduto davvero, su quel particolare che sta davvero alla base di tutto.Vai indietro, ancora più indietro. Concentrati per capire cosa davvero ti abbia rovinato l’umore. Cosa davvero abbia acceso in te quella piccola scintilla di rabbia che poi, con il passare delle ore, è andata via via montando fino a dilagare fuori come un vulcano in piena esplosione.
  5. L’hai trovato? Hai trovato quel preciso episodio che ti ha fatto girare le balle in maniera esponenziale?
    Ecco il tuo big bang.

La rabbia si sposta da una fase all’altra della tua giornata come un liquido che riempie dei vasi comunicanti, e si alimenta ancora di più se ti sforzi di non provarla. Perché il meccanismo che attuiamo con la rabbia funziona in maniera bizzarra.

Non appena sentiamo che si accende, facciamo di tutto per ignorarla proprio per non farci rovinare il resto della giornata, ma tutta l’energia che dedichiamo ai tentativi di non pensare a quello che ci ha fatto arrabbiare, in realtà non fanno che accrescere quel sentimento ancora di più. Fino a che non scoppiamo, con la persona sbagliata nel momento meno opportuno ed essendoci anche dimenticati del motivo per cui stiamo così.

E non importa se sia un fatto grave o una cavolata, non importa se per qualcun altro potrebbe trattarsi di un granellino mentre per te è un evento talmente importante da incrinarti la giornata.

Non importa nemmeno se sia una cosa risolvibile o no, in questo momento.

Quello che conta è soltanto una cosa: te la sei presa con la persona sbagliata semplicemente perché dovevi sfogarti.

Ecco allora la parte più importante di questa regola:

Probabilmente sfogandoti hai già buttato fuori tutto il disagio che avevi accumulato, e adesso quello che provi è un sentimento contrastante: da un lato sei dispiaciuta per quello che è accaduto, e ti vergogni anche un po’ per aver gestito la rabbia così malamente; dall’altro però ti senti sollevata, perché quando espelliamo i sentimenti più negativi, stiamo molto meglio e abbiamo a disposizione tanto spazio da riempire con soltanto cose belle.
Per uscire vincitrice da questo episodio, ti resta solo una cosa da fare. Con grande umiltà e con tutta la sincerità che hai dentro, chiama quella persona, o scrivile, e dille l’unica frase efficace: ti chiedo scusa; ero arrabbiata per altri motivi, e me la sono presa con te.
E non fermarti a soppesare la sua risposta o la sua reazione: tu hai agito da persona matura, che sa tornare sui propri passi e chiedere scusa. Questi ti basti.

Vuoi un esempio di casi in cui la rabbia si sposta seguendo il principio dei vasi comunicanti per cui poi diventa necessario ed importante saper chiedere scusa? Eccoti servita.

Chiedo scusa a mio papà per l’episodio del pollo allo spiedo; in realtà ero arrabbiata perché ho messo su qualche chilo di troppo, e il pollo allo spiedo dovrebbe diventare una delle mie abitudini alimentari in sostituzione di pizza, patatine & Co;

Chiedo scusa al mio cagnetto Nerone per quella volta che mi sono arrabbiata con lui perché mi aveva masticato tutto il laccetto delle uniche scarpe Guess in mio possesso; in realtà ero arrabbiata perché speravo di mettere quelle scarpe uscendo con un tipo che mi aveva appena dato buca.

A proposito di darmi buca, chiedo scusa a Muffa per tutte le regole che ho scritto sputtanandolo; in realtà ero solo arrabbiata per come è andata fra noi.
Anzi, no, questo no.
A Muffa non chiedo scusa per niente, perché se uno è stronzo, è stronzo. E punto.

(Va bene l’umiltà, ma quando una ha ragione, ha ragione!)

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