Regola#321storiadiRaffaele

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STORIA DI RAFFAELE

Raffaele è un ragazzo come tanti.
Ha gli occhi scuri, il sorriso buono, un fisico alto e magrissimo.

Raffaele è di Sorrento, ma lavora a Padova, e allora spesso vive lì, ma quando torna nella sua Sorrento il cuore gli si allarga, perchè laggiù vive la sua famiglia, che lui adora.
Raffaele ha tre ragazzi, e quando parla di loro lo fa con un orgoglio che solo un padre può capire, un padre fiero dei figli che sta crescendo.
Raffaele ha una moglie bellissima, ed è pensando a lei che sopporta le lunghe trasferte lontano da casa.

Raffaele fa il capo tecnico, e nel suo lavoro è proprio bravo.
Ma ha una dote che spicca su tutte: sa farsi voler bene, perché con lui intorno ti senti al sicuro.
Raffaele è proprio una di quelle persone che ti piace avere vicino, perchè volergli bene ti viene spontaneo, ed è per questo che Raffaele ha anche un sacco di amici.

Raffaele è uno splendido ragazzo come tanti, cui la vita però ha fatto uno scherzo atroce, perché mentre stava giocando con i suoi ragazzi qualcosa nel suo corpo è andato in tilt.
Raffaele è caduto, e ha chiuso gli occhi per sempre, portandosi – dovunque lui ora sia – l’immagine del viso dei suoi figli.

Quando ho saputo quello che era successo, mi stavo lamentando.
Del mio lavoro che mi stressa, dei soldi che non bastano, di quanto sono stanca, del tempo per me che non riesco a trovare.

Mi stavo lamentando della mia vita nell’attimo esatto in cui ho saputo che la vita di Raffaele si era fermata lì, sul bagnasciuga, a 44 anni, che sono troppo pochi per mollare tutto e dover andare via.

E allora mi sono sentita piccola così, e ho capito che non devo lamentarmi più.
Che devo attaccarmi a questa mia vita sbilanciata e beffarda e strana e meravigliosa e piena di doni stupendi, perché ogni giorno nuovo che porto a casa è un regalo in più.
Ogni volto che incrocia il mio sguardo, ogni esperienza, ogni giornata storta così come quelle esaltanti.
Sono tutti regali, uno dietro l’altro.

E l’ho capito quel giorno lì, mentre Raffaele iniziava il suo viaggio.
Da allora, quando lo penso, sorrido.
Perchè questa consapevolezza che ho è un regalo che mi ha lasciato lui, che in effetti l’espressione sorridente ce l’aveva già di suo.
Perché lui aveva già capito tutto; sarà per questo che salutava tutti dicendo sempre CIA’ AMMOR.

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