Regola#104l’amoreaitempidelkarma

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…Mancava la fascetta in fronte e avrei potuto cantare Aquarius in piedi sul tavolo del suo salotto. Piedi scalzi con cavigliera di campanelli, ovvio….

L’AMORE AI TEMPI DEL KARMA

Ho conosciuto un ragazzo bellissimo, una volta. Il più bel ragazzo con il quale sia mai stata. Che mi ha liquidata via sms, con il più incomprensibile messaggio d’addio che abbia mai ricevuto. Questo: “Sei una creatura meravigliosa di questo universo, e trovo che la tua anima sia davvero espansa, ma temo che i nostri karma non siano fatti per navigare insieme. Buona vita”.

Appena ricevuto, lo lessi per 50 volte di fila. Non tanto per rendermi conto che significava la fine di quella storia – tra l’altro appena cominciata – quanto piuttosto per una ragione molto semplice.
Capirlo. Perché creatura, universo in espansione e karma erano dei concetti un po’ difficili da digerire tutti assieme, e ancora più difficili se attribuiti a me.

Il passo successivo, fu tentare di capire dove avessi sbagliato in quella relazione bloccata sul nascere. Dovetti ricorrere a tutta la mia concentrazione.

Rewind. Partiamo dall’inizio.

Ci incontriamo in un negozio, raccolgo informazioni su di lui dalla proprietaria, mi faccio “casualmente” trovare nel locale che frequenta tutte le settimane. Fin qui, tutto normale. Salvo il fatto che si tratta del ragazzo più bello che abbia mai visto, che guarda caso di professione fa il modello con una sfrenata passione per la barca a vela. E fin qui, siamo già nella zona d’ombra intitolata “troppo bello per essere vero”.
Forse aveva pensato fossi una stalker? Mah, non credo. Tant’è che poi ci siamo rivisti.

Ci scambiamo il numero, passiamo una serata a locali chiacchierando fino alle due di notte. Mi dice di seguire una filosofia ispirata ai principi del neo-buddismo. Gli rispondo che – acciderbolina – questo rende difficile un matrimonio in chiesa, ma anche una cerimonia in spiaggia stile new age con fiori di loto dappertutto e noi  che arriviamo mano nella mano scalzi felici ed innamorati non mi dispiace. Noto una certa irrequietezza nel suo sguardo. Correggo il tiro dicendo che sto scherzando e mi metto a ridere, ma intanto mi faccio un primo appunto mentale: studiare il neo buddismo e capire in che stagione fioriscono i fiori di loto.
Che avesse intuito la mia predisposizione a correre un tantino troppo? Mah, non mi pare. Tant’è che mi ha invitata a pranzo.

Accetto subito e vado a casa sua già entrata nel mood figlia dei fiori, gonna lunga – maglietta monospalla – zero trucco – capelli appena lavati. Mancava la fascetta in fronte e avrei potuto cantare Aquarius in piedi sul tavolo del suo salotto. Piedi scalzi con cavigliera di campanelli, ovvio.

Entrando sbatto con il piede su un mobiletto che tiene vicino alla porta. Si lancia nella spiegazione del contenuto: una pergamena buddista che contiene la sua anima, credo. Lo guardo con gli occhi della mucca che vede passare non soltanto un treno, ma Italo guidato dallo stesso Luca Cordero Di in persona. Finita la spiegazione aspetta un mio commento intelligente. E io: ahn. Capito. Beh, se lì dentro c’è la tua anima, scusa se prima sbattendoci addosso ti ho fatto male!”. E rido.

Che si fosse sentito offeso dalla mia poca sensibilità nei confronti del suo credo? Mah, non direi. Visto quello che è successo dopo.

Pranziamo. Beviamo. Bevo un po’ di più io, onestamente. Sarà per quello che quando mi si è avvicinato, e con un movimento visto fare in precedenza solo da Lenny Kravitz, si toglie la t-shirt bianca con una mano sola e si avvicina per baciarmi. Io lo fermo con un gesto della mano, e gli dico in tutta sincerità quello che stavo pensando: senti, forse è meglio che rimetti la maglietta e aspetti. Vorrei prendere il cellullare e filmarti mentre ripeti la scena, altrimenti se lo racconto alle mie amiche non ci crederanno mai.

Che abbia pensato fossi sfacciata? Mah, forse mi sto facendo troppe pare. Visto che un secondo dopo mi ha zittita con un bacio.

Trascorriamo un intenso pomeriggio di passione – karmica, ovviamente – e arriva ora di cena. E davvero non riesco a capacitarmi del motivo per cui non abbia più voluto vedermi, visto che “nel mentre” di quel pomeriggio karmico mi era sembrato molto soddisfatto. A livello cosmico, direi.

Forse gli ha dato fastidio la mia frase, quando – sempre “nel mentre” di quel pomeriggio, mi dice: vedo piante di papiro dovunque, e  io rispondo: sicuro di non averle fumate, le piante di papiro?

O forse non ha gradito quando, mentre faceva la doccia, mi sono offerta di preparare una macedonia e ho utilizzato quella che per me sembrava una normale terrina – un po’ decorata – che invece poi ho scoperto essere la sua prima campana tibetana?

O forse non ha gradito che io abbia finto di sapere cosa fossero i chakra, rispondendo sicura: certo, ne ho mangiato un pacchetto in ufficio settimana scorsa!?

O forse è stata per quella frase sugli spiriti guida, che lui dice di avere intravisto, e alla quale io ho risposto secca secca: guarda, se mi capitasse di incontrare un uomo alato, più che un angelo penserai probabilmente di aver davanti Batman?

Mah. Fatto sta che il bel modello non s’è più fatto vivo. E io rimpiango i bei tempi quando – per stare con uno – ci bastava capire che musica ascoltava, che marca di sigarette fumasse e quale fosse la sua squadra del cuore. Il resto, era tutto un semplice e meraviglioso e spontaneo e normale conoscersi e provare a viversi. Oggi invece pare quasi che, non solo per andare d’accordo con qualcuno, ma per riuscire anche semplicemente a parlarci assieme sia necessario avere a disposizione l’accesso a Wikipedia 24h.

Probabilmente, Eustachia Bonton non è fatta per l’amore ai tempi del karma. Ma guarderei il musical “Hair” almeno una volta al giorno!
Let the Sunshine In, The Sunshine In!!!!!

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