Regola#359storiadiunacoccinellagiallaediunpandainvisibile

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STORIA DI UNA COCCINELLA GIALLA E DI UN PANDA INVISIBILE

C’era il sole, quel giorno, ma l’aria odorava di neve.
Coccinella adorava la neve, e pensava che quello sarebbe stato un altro dei giorni perfetti della sua vita, perché Coccinella era così: sempre allegra, sorridente e solare, anche se spesso si trovava a giocare da sola perché nessuna delle altre coccinelle la cercava mai.
Ma per lei non era un problema, aveva capito che la vita va presa così come viene, senza farsi troppe domande.

Quel giorno però, accadde qualcosa che la cambiò per sempre.
Stava passeggiando lungo un piccolo corrente d’acqua – passetti corti, corti e leggeri – quando incontrò altre tre coccinelle che stavano zampettando verso di lei.
Sorridendo, si avvicinò per salutarle.
“Ciao! Che fate? Dove andate? Vi va di chiacchierare un po’ con me?”
“No!” rispose la più coccinella più grande.
“Vai via! Non vogliamo averti intorno. Tu porti sfortuna!”, dissero le altre due in coro.
Coccinella sgranò gli occhietti marroni, incredula.
“Sfortuna? Ma è impossibile! Siamo coccinelle, tutti sanno che portiamo fortuna invece! È proprio questo che ci rende simpatiche!”
Fu ancora la grande a rispondere, con una voce acida e cattiva.
“Noi sì, che portiamo fortuna. Ma tu ti sei vista? Tu sei diversa. Tu non piaci a nessuno.”
E detto questo, volarono via.

Coccinella restò sola, stupita.
“Io, diversa? Mah, non mi pare. Ho un guscio, sei zampette…”, disse scuotendo una zampina davanti a sé, “ho due occhi e due antenne”, disse scuotendo la testa a destra e sinistra per sentire le antenne muoversi.
“Non capisco perché dicono che io sia diversa”.
Sconsolata, si avvicinò al ruscello d’acqua, ed ecco la scoperta terribile.
Coccinella era gialla.
Non rossa, come tutte le altre coccinelle che conosceva, ma gialla.
Quando se ne accorse, tirò un lievissimo gridolino di disperazione, aprì il guscio, e decise di volare via lontano.

Mentre volava, piangeva.
Non si era mica mai accorta di essere diversa. E comunque, anche adesso che si era vista, non capiva perché fosse così importante il colore del guscio.
Era pur sempre una coccinella, giusto?
Stanca per il volo e con gli occhi pieni di lacrime, ad un certo punto si fermò, planando su una superficie scura e morbida.
Chiuse gli occhi, e si mise a canticchiare, perché quando Coccinella era triste, canticchiava.

“Chi è che mi canta nell’orecchio?”.
Chiese un vocione grosso, grosso che sembrava venire dal centro buio e profondo di una caverna.
Coccinella alzò le antenne spaventata, e iniziò a guardarsi intorno.
Si era posata su un orecchio, un orecchio grande e tondo, che spuntava da un muso peloso e bianco.
Era planata sopra un panda.

“Sono Coccinella. Scusa, ero triste, e cantare mi fa stare meglio. Se ti do fastidio, vado via”.
“Spostati qui, sul mio naso, così posso vederti”.
Coccinella dapprima era esitante, temeva di spaventare Panda con il colore giallo del suo guscio, ma alla fine cedette, e si spostò sul nasone di quell’animale grandissimo.

“Perché sei triste?”, chiese Panda incuriosito, e la sua voce tuonò che sembrava il trombone di un’orchestra.
“Perché sono diversa, e nessuno vuole stare con me. Dicono che porto sfortuna”.
Panda la guardò incrociando gli occhi in modo buffo, e scoppiò a ridere che sembravano mille tronchi mentre rotolano giù da una montagna.
“È vero, sei diversa. È la prima volta che vedo una coccinella gialla. Ma, credimi, non è un difetto.
Io è tutta la vita che desidero essere diverso, invece guardami qua, sono esattamente uguale a tutti gli altri panda del mondo, e questo mi fa diventare invisibile”.
E non appena pronunciò quell’ultima parola, improvvisamente, scoppiò a piangere, che sembravano milioni di tamburi sbattuti tutti assieme ma a ritmo diverso.

Coccinella non sapeva che fare.
Avrebbe voluto abbracciarlo stretto, ma era più piccola delle sue palpebre.
Allora cominciò a volargli intorno, e a gridare più forte che poteva per dirgli che non importa se nel mondo ci sono milioni di panda tutti uguali, perché essere uguali dal di fuori non vuol dire esserlo anche dentro.
Ma Panda non la sentiva, perché piangeva troppo rumorosamente, tutto ripiegato su se stesso, con la schiena che sobbalzava e sembrava un tendone scosso dal vento; singhiozzava così vigorosamente che qualsiasi cosa Coccinella tentasse di dire, diventava un sospiro che nessuno avrebbe potuto sentire.

E allora le venne un’idea.
Volò vicino al suo orecchio, e gli sussurrò una frase.
“Non è vero che sei invisibile, perché io ti ho trovato”. E poi fece l’unica cosa che sapeva fare quando era triste.
Cantò.
Cantò una bellissima canzone, proprio dentro all’orecchio di Panda.

Che si calmò.
Smise di piangere, e si mise a cantare con Coccinella.
Tutto si fermò intorno a loro, e la voce sottile e armoniosa di una Coccinella gialla abbracciata alla voce cavernosa e potente di un Panda che si sentiva invisibile, arrivò dovunque.
Entrò in tutti i cuori che incontrò, portando con sé uno dei doni più belli della vita.
L’amicizia.

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