Regola#319perchètutticisiamosentitialmenounavoltafantozzi

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PERCHE’ TUTTI CI SIAMO SENTITI ALMENO UNA VOLTA FANTOZZI

E’ all’espressione attonita e incredula di un giovane venditore porta a porta che devo una grande lezione: quella che a volte la comicità supera la tragedia, e che saper cogliere questa finezza può salvare da una triste sequela di momenti bui e pensieri deprimenti.

9 Agosto 1994.
E’ la sera del mio diciottesimo compleanno, e sto festeggiando con un po’ di amici nel giardino di casa.
Fra regali, palloncini e musica alta, Margot, la cagnolina arrivata solo qualche settimana prima a casa nostra, si diverte a scondinzolare fra gli ospiti.
E’ cucciola, e abbaia rumorosamente per attirare l’attenzione.
Papà allora pensa bene di prenderla in braccio per portarla dentro, ma Margot è piccola e vivace, e si divincola dalla sua presa rovinando a terra e ferendosi ad una zampetta.
Papà si rende conto del guaio, e sbatte il pugno sul tavolo in un motto di rabbia.

Due giorni dopo sento suonare il campanello di casa; guardo verso il cancello dalla finestra di camera mia, e vedo un giovane ragazzo nordafricano con un carico di scope e tappeti.
Il viso vuoto e poco fiducioso in qualche vendita.
Lo osservo, e vedo la sua espressione cambiare a mano a mano che dalla porta di casa mia esce qualcuno.
In quest’ordine:

– la piccola e vivace cagnoletta Margot, che esce zompettando su tre zampe, perchè la quarta è vistosamente avvolta da una spessa benda rosa che copre il gesso.
– mia mamma, che esce camminando con le stampelle perché qualche settimana prima ha subito un intervento all’anca.
– mio papà, che esce con il braccio ingessato fino al gomito perchè con il pugno di due sere prima si era rotto il mignolo.

Il venditore assiste alla processione di infortunati, li osserva tutti allineati sotto il portico di casa, e si allontana dal cancello chiedendo scusa, e ripartendo a bordo della sua bicicletta.
E io dalla finestra della mia camera scoppio a ridere, perché penso che una scena così sarebbe stata plausibile soltanto in un film di Fantozzi.
Ed invece era accaduta davvero.

Perchè tutti, prima o poi, abbiamo vissuto o vivremo un momento fantozziano, di quelli in cui ci sentiamo una merdaccia perseguitata da una nuvoletta di pioggia.
Abbiamo provato tutti quel senso di inadeguatezza fisica e morale, come a sostenere un colloquio seduti su una poltrona di pelle che scivoli da tutte le parti.
Siamo stati tutti stretti nelle falangi di soprusi ingiusti e inevitabili.

Ci siamo sentiti tutti talmente sfigati da chiederci quale destino beffardo e sadico ci si sia scatenato contro; e in quei casi, c’è solo una cosa certa: tutto passa, anche quei momenti lì.
Meglio allora viverli con ironia e una decisa alzata di spalle.

Perché – alla fine – siamo tutti uguali, e siamo tutti tragicamente umani.
E allora tanto vale riderci su.
(meglio se per 92 minuti di applausi)

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