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IL POTERE STUPENDO DI SAPER CHIEDERE SCUSA

In principio, fu la danza.
La prima esibizione, un balletto a 4 anni. Scuola materna, un lupetto azzurro e gonna in tulle bianco.

Da allora, la mia carriera non ha conosciuto soste per almeno 5 anni, portandomi dalla danza alla recitazione.
Fino ad oggi.

Sono chinata con il volto verso il Bambinello, la testa leggermente reclinata verso destra, le braccia allargate, le mani rivolte al cielo.
L’abito in fodera azzurro ricade con grazia lungo lo sgabello sul quale sono seduta.
Il velo bianco mi copre parte del viso.
Che sto piangendo però lo si vede lo stesso, perchè sono tutta rossa e il naso sta colando molto poco beatamente.
Natale 1989, Scuola Elementare di Gazzo- PD.
Prove generali della recita scolastica.
Sono in quarta, e per la quarta volta interpreto il ruolo della Beata Vergine La Madonna.

Ma questa volta non ho ottenuto la parte per le mie doti interpretative, bensì barando.
E il peso della mia bugia sta esplodendo proprio adesso, durante le prove, perché mentre guardo il bambolotto che sta al posto di GesùBambinelloMio, mi rendo conto di essere una bambina cattiva.
Anzi, mi sento proprio una merda, se si può associare il concetto ad una bambina di otto anni.

E allora faccio l’unica cosa sensata, e pronuncio quell’unica parola che può sollevare da tutto.
Dagli sbagli, dalle bugie, dagli errori.

Interrompo le prove, vado dalla maestra Loretta e lo dico.
SCUSA.
Chiedo scusa a lei, ai miei compagni, alle altre maestre.

Chiedo scusa per la bugia detta due mesi prima, quando era stato deciso che quell’anno la recita la si sarebbe fatta mettendo insieme due classi, la mia – appunto, e la quinta, e allora la parte della Madonna era stata affidata ad una bambina di quinta, e io avevo accettato il declassamento con signorilità, ma con quella sottile malvagità dei bambini avevo detto che la mia mamma – costumista ufficiale della scuola – aveva già cucito l’abito su misura per me.
Che non era vero niente, ma in quel momento volevo essere Maria a tutti i costi; anche a costo di mentire.
Così mi era stata affidata di nuovo la parte principale, ma il prezzo era stato troppo alto, e l’unico modo per rimediare era stato usare la parola magica.
SCUSA.

Ed ecco il peso nel petto sparire, e la piccola serpe che c’è in me lasciare spazio ad una bambina ritrovata innocente e piccolina.

Non ho mai più dimenticato quella lezione: perchè siamo umanamente portati a sbagliare, ma siamo anche splendidamente dotati della facoltà di poter riparare ai nostri errori, con sincerità, umiltà, e la parola scusa pronunciata al momento giusto.

Da allora, la Vergine Maria non l’ho più interpretata; sono tornata alla danza, per qualche anno.
Poi ho scoperto il potere incandescente ed immenso delle parole – scritte pronunciate pensate sussurrate gridate; e ho deciso che la mia strada dovesse essere questa.
Una strada fatta di scusa, di grazie, ma soprattutto di ce la farò.

Ma questa è tutta un’altra storia, e tutta un’altra regola.
Che sia la prossima?

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