Regola#314ossidiseppia

foto27OSSI DI SEPPIA

Agosto 1984.
Ho 8 anni, sto giocando in riva al mare.
Cerco – fra le conchiglie – le più belle.
Trovo un enorme pezzo bianco, di quelli che papà è solito dare al canarino.
Grande, bianchissimo e perfetto nella forma.

Lo raccolgo o lo porto dai miei genitori.
La loro reazione è inaspettata, e mi sorprende di gioia.
Mamma mi dice che sono stata brava, papà mi dà un buffetto sulla testa e dice che Emanuele, il nostro canarino, sarà felicissimo.

E io penso che non sarà mai più felice di quanto mi senta io in questo momento.
Ho il cuore che scoppia d’orgoglio: sento di essere davvero una brava bambina.

Giugno 2017.
Ho 40 anni, sto camminando in riva al mare.
Devo prendere una decisione, cuore e testa sono in tilt.
Sto piangendo, e tengo la testa bassa perché non se ne accorga nessuno.
D’un tratto, ne vedo uno.
Un grande osso di seppia, bianco e perfetto.
Mi verrebbe da raccoglierlo e portarlo dai miei genitori, perché ho bisogno di sentirmi dire che sono ancora una brava bambina.
Vorrei tornare ad avere 8 anni e sentirmi al sicuro, sentirmi giusta.

Ma sono da sola, oggi.
E ufficialmente non dovrei più essere una bambina.
Adesso sono grande, e sarebbe anche ora che incominciassi a dirmelo da sola, che sono brava, smettendo prima di tutto di cercare negli altri il riconoscimento di quello che sono.
Smettendo di aspettarmi dagli altri una reazione positiva a tutto l’impegno che ci metto ogni giorno, in questa fottutissima vita.
Smettendo di temere le reazioni degli altri alle mie scelte.

Perché prima degli altri, vengo io.
Prima degli altri, vieni tu.
Gli altri non esistono, li fai esistere tu con la tua paura di sbagliare.

Nelle scelte, nelle decisioni, nella tua routine.
Prima ci sei tu, quello che senti, quello che vuoi.

La prima persona da conquistare, sei tu.
La prima persona da rendere felice, sei tu.
La prima persona da amare, sei tu.

Oggi ho preso la mia decisione seguendo unicamente questo criterio; e ho capito di possedere un potenziale enorme ed in espansione, che mi mette al riparo da qualsiasi paura.
E mi fa sentire forte, anche nonostante questa vita che – troppo spesso – è come un seguitare una muraglia/che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

(Eugenio Montale, Meriggiare Pallido e Assorto – dalla raccolta Ossi di Seppia. Per l’appunto)

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