Regola#241calma.devi-stare-calma

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CALMA. DEVI-STARE-CALMA

Facciamo un test.
Immagina la situazione che ti sto per descrivere, ed immagina cosa faresti al posto mio.
E’ quasi mezzanotte.
E’ venerdì, un freddo venerdì di novembre.
Sei in macchina, nella tua vecchia Ka Verde. Vecchia ed un po’ scassata, visto che il riscaldamento non va.
Fuori nevica, ed è buio da far paura.
Il ciclo ti è arrivato due ore fa, con una settimana di anticipo e con il solito mal di testa da ciclo in anticipo.

Stai guidando verso casa, dove non vai da tre settimane perché ti sei trasferita per lavoro a Greve in Chianti, in Toscana.
Il lavoro ti piace, ti piacciono i colleghi, i nuovi amici, i tramonti sulle colline toscane che a novembre sono belli da togliere il fiato, ma casa tua ti manca più di tutto questo e non vedi l’ora di entrare e respirare l’odore di quelle mura, vedere le ciabatte di mamma vicino al divano e sentire papà che si gira nel letto.

Hai voglia di tornare nella tua famiglia, quella sera lì.
E la voglia è così tanta che hai deciso di tornare in macchina, perché guidare verso casa ti fa sentire attiva e ti sembra di andare più veloce rispetto al treno.
Dopotutto, sono solo tre ore di viaggio.
Peccato  però che ti sei persa appena partita, e hai preso l’autostrada sbagliata, allungando la corsa di un’ora.
Sicché ora sei stanca e triste e non vedi l’ora di essere nel tuo letto, e guidare di sera in autostrada non ti piace per niente perché non ci sei abituata e questa è la prima volta che fai questa strada di notte.
Stai per imboccare il tratto della A31-E 35 che taglia a metà gli Appennini: autostrada a due corsie e viadotti alti da farti venire le vertigini.
E poi quella spia che si accende. Riserva.
Sei in riserva.
E non hai idea di quanti chilometri la tua macchina possa fare in riserva.
E nel portafogli hai gli ultimi quaranta euro che ti sono rimasti, e che devi farti bastare per arrivare fino a casa.
Il bancomat si è smagnetizzato due giorni fa; la carta di credito non ce l’hai.
Ci sono delle monetine nel cruscotto, ma poca roba.
Inizi ad agitarti, ma pensi che in autostrada l’unica cosa che non manca mai sono i distributori, quindi devi soltanto aspettare di incontrare il primo e correre a far rifornimento.
Solo che, come stai per scoprire, nel tratto appenninico di distributori non ce ne sono, almeno non così spesso.

Prendi il cellullare, vuoi tenerlo pronto in caso succedesse qualcosa, e ti accorgi che è scarico.
E intanto sei in questa autostrada sola, con la neve che scende dispettosa e tu che non sai cosa fare, e non hai assolutamente idea se la benzina ti basterà per non lasciarti bloccata in mezzo a questa autostrada a due corsie, nel pieno della notte e con il cellullare spento.

Ecco, tu cosa faresti?
Io ho fatto esattamente questo.
Prima ho pianto, perché mi ha preso il panico.
Poi ho sbattuto le mani sul volante, perché sentivo che tutta quella paura era troppa, ed ingiusta.
Poi ho iniziato a pregare, con un piccolo rosario in legno fra le mani, alternando Ave Maria e mille “ti prego-ti prego-ti prego” come se bastassero quei ti prego a far girare il motore della Ka.
E intanto guidavo, cercando un’alternativa rassicurante; ma l’unica alternativa assicurante, era che comunque dovevo andare avanti.
Non potevo chiamare nessuno, non potevo cercare l’aiuto di nessuno, e sopratutto non potevo fermarmi, nemmeno per respirare.
Dovevo continuare a guidare, senza ma e senza se.
E allora ho iniziato a parlare da sola, a voce alta.

“Calma, Wendy, devi stare calma”.
Una, due, tre volte, respirando di pancia e cercando di tenere lo sguardo sulla strada.
“Calma. Devi stare calma”.
Come un mantra, ho ripetuto questa frase per chilometri; per una trentina, di chilometri.
Fino a quando sono entrata nell’aria di servizio MyChef Aglio Est, al km 255 dell’Autostrada del Sole, con la macchina che ha iniziato a tremare a qualche metro dalla pompa di benzina.

Sono scesa, ho fatto 25 euro di rifornimento, e sono ripartita.
E dopo due ore ero a casa, nel mio letto.
Ma non ho mai dimenticato quel tratto di autostrada, che mi ha insegnato una lezione fondamentale.

Ci sono situazioni in cui non hai scelta, se non scegliere di andare avanti mantenendo la calma.
Ci sono situazioni – e lo sai bene, giusto? – in cui tutto sembra caderti addosso e sei sola, maledettamente sola a dover portare avanti la giornata sperando di riuscire a risolvere il problema.
Sei sola, stanca, hai paura, eppure sai benissimo che non puoi contare su nessuno che non sia proprio tu, sai benissimo che non puoi fermarti e sai benissimo che ti tocca andare avanti.
E allora fa’ come me.
Dovunque tu sia, ripeti a te stessa che devi stare calma, assolutamente e senza scorciatoie.
Devi stare calma, perché é l’unico modo e perché – se vuoi – puoi essere padrona di tutto, l’hai sempre fatto e puoi farlo ancora.
Ti basta ripetere queste tre paroline magiche, e ricordare sempre quanto sei forte, molto più di tutto quello che capita.
Io l’ho capito anche quella notte là.
E me lo sono ripetuta anche per tutte le altre volte che ho viaggiato da e verso Greve in Chianti.
In treno.

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