Regola#227imieiprimi(imperfettissimi)quarantanni

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Nella foto di sinistra sono io, a otto anni; in quella di destra sono sempre io, l’altro ieri
I MIEI PRIMI (IMPERFETTISSIMI) QUARANT’ANNI

Ciao, mi chiamo Wendi, come quella di Peter Pan. Il mio nome non si scrive proprio così, ma la lettera “y” alla fine proprio non la so fare.
Il giorno che mi piace di più è il sabato, perché quando torno da scuola mamma mi fa trovare il Corriere dei Piccoli con un Ovetto Kinder, e poi la sera mi diverto ad attaccarre i bottoni sui pezzi di stoffa guardando Giochi Senza Frontiere.
Ho otto anni, vado alle scuole elementari e faccio danza classica.
Nella foto sono quella di sinistra.

Quando sono a casa mi piace tanto mettermi le calze, il body e le scarpette nere da mezza punta; mi sento davvero una ballerina.
Quando vado a lezione però mi sento sempre un po’ meno bella e brava delle altre, anche se oggi sono felice perché la mia maestra ha detto anche a me che posso comprare le scarpe con la punta, e non vedo l’ora.

Da grande vorrei fare la maestra, e avere due bambini.
Mi piacciono i bambini, soprattutto quelli piccoli piccoli, e mi piace cullare le mie bambole; qualche volta le prendo tutte e le metto sotto le coperte con me.

Dicono che sono una bambina buona; e sveglia.
Io non lo so mica se hanno ragione, perché non è che faccio mica niente di speciale.
Cerco di ascoltare quello che mi dicono mamma e papà, e quindi cerco di fare la brava. Riuscirci davvero poi, è tutta un’altra cosa.
E l’ho scoperto dopo, tanti anni dopo.

Ciao, mi chiamo Wendy, come quella di Shining. Il mio nome mi piace, mi aiuta quasi sempre a rompere il ghiaccio nelle situazioni nuove; me lo sono anche tatuata, il mio nome. Ne ho undici di tatuaggi (almeno ad oggi), piccolini e significativi; mi piace guardare il mio corpo e vedere come l’ho decorato, almeno quanto non mi piacciono per niente le persone che giudicano gli altri a seconda dei loro tatuaggi.
Il giorno che mi piace di più è quello in cui posso dormire tutta la mattina.
Nella foto sono quella di destra.

Ho un lavoro fisso e che mi piace – dopo anni di precariato –  e cerco tutti i giorni di dare il meglio di me, anche se non sempre è facile: a volte credo nelle mie capacità molto, ma molto meno di quanto non ci credano gli altri – e di quanto sia vero – e questo mi fa diventare una persona spaventata.
Per fortuna quando serve so indossare la maschera di quella sempre sul pezzo, altrimenti sarei professionalmente fragile, e non posso permetterlo perché c’è sempre, dappertutto, anche quando credi di no, qualcuno pronto a mettertelo in quel posto.

Spesso presento eventi, un po’ di tutti i tipi.
Dalla Fiera del Folpo al concerto di Elton John ho presentato un po’ tutto, nel mezzo.
Adoro stare sul palco, adoro catturare l’attenzione delle persone con le mie parole, e adoro emozionare la gente con queste mie parole, che a volte penso siano l’unico dono che ho.
Eppure così immensamente prezioso.
Quando sono sola sul palco davanti a migliaia di persone mi sento a casa; a volte faccio tanta più fatica a stare di fronte a una persona sola: mi sento nuda, esposta, impreparata.

Ho appeso le mie scarpette con la punta al chiodo, anche se qualche volta, quando sono sola in casa e nessuno mi vede, qualche passo lo danzo ancora: plié – relevé – braccia in quarta posizione.

Da grande vorrei scrivere e girare il mondo per incontrare la gente che legge i miei libri; voglio ancora avere dei bambini, non smetterò mai di volerlo. E intanto amo la mia nipotina, che ogni tanto mi ricorda me alla sua età.

Dicono che sono una ragazza simpatica; un vulcano, una wonder woman.
Dio solo sa quante volte avrei bisogno di vedermi con gli occhi degli altri, perché io di mio mi sento ancora quella bambina sdentata che sorrideva con la testa piegata di lato.

Provo ancora a fare la brava, ma ho capito che tanto è un casino comunque perché non sta mica scritto da nessuna parte cosa voglia dire essere brava davvero, e soprattutto ho capito che la gente mica ti vuole brava, anzi, più stronza sei più piaci, a volte.
Ma io stronza proprio non ci so essere.

Ieri ho compiuto quarant’anni. Così imperfetti da sembrare fatti apposta.

Perché non sono diventata una donna sveglia, anzi; non ci so proprio giocare con la vita, e non sono capace a bluffare e se mi piace uno – porcapaletta – si capisce subito e se uno non mi piace non ci riesco mica a non farglielo capire.
E se sono felice lo devo dire a tutti e se sono triste piango e faccio fatica a respirare e devo chiamare la mia Micca perché piangere da sola fa ancora più male e pesa molto di più.
Lei almeno riesce a riportare tutto alla dimensione giusta.

Non so mentire, non l’ho mai saputo fare, e quando le cose si fanno difficili mi viene voglia di scappare e quando sento qualcuno che alza la voce mi viene mal di pancia subito, e non sopporto le ingiustizie, proprio no.

Non sono una donna aggraziata, anzi. A volte sono così goffa che mi faccio ridere da sola, e non mi piace il mio profilo e non mi ricordo più come si fa a cucinare.
Sono una spendacciona, ma sono sempre comunque riuscita a contare solo su di me, ho sempre pagato tutto, tanto il dovuto – affitto, bollette, assicurazione e bollo – quanto l’imprevisto – multe e inconvenienti vari.
Sono una spendacciona, eppure ho una casa tutta mia e un armadio pieno di cose e due cassette di frutta che tengo in cucina ma in realtà sono piene di libri da leggere, che solo a vederle non vedo l’ora di entrare in quelle storie lì.

Non vengo bene nei selfie, ma se qualcuno mi fotografa mentre sto sorridendo, allora non sono male; perché sono vera.
Non so dire di no e spesso mi incasino e prendo troppi impegni e sono spesso stanca.
Ma ci sono sempre quando qualcuno ha bisogno di me.
E so rialzarmi se cado e so amare, se capita so amare davvero e se non capita amen, va bene così.

Sono una donna che non ricorda più come si attacca un bottone, e ho dei bellissimi cappotti cui manca un bottone.
Una volta questa imperfezione mi infastidiva, ma adesso non più.
Perché sono fatta così.

Sono arrivata a quaranta così.
E se, come dicono tutti, la vita comincia adesso, beh, cara vita, ti avviso.
SONO PRONTA.

 

 

 

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