Regola#165ilpotereinutiledell’ultimaparola

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Quella sera ho realizzato quanto sia effimero ed inutile il potere di avere l’ultima parola, e quanto invece possa essere liberatoria e soddisfacente la scelta di lasciare che siano gli altri a sentirsi potenti. Potenti per niente.

Regola#165 IL POTERE INUTILE DELL’ULTIMA PAROLA

“E’ inutile parlare con te. Tanto vuoi sempre aver ragione”.
“Infatti, ho ragione”.
“Ok, e allora tienitela”.
“Certo, perché è così”.
“Va bene”.
“Va bene”.
“Come vuoi tu.”
“No, come vuoi TU”.
“No invece, come vuoi tu”.

E si potrebbe andare avanti così all’infinito.

Perché quando due persone si mettono a discutere, chissà perché quasi subito perdono il senso originale della discussione, e finiscono col focalizzarsi su un punto solamente: riuscire ad avere l’ultima parola.

Pensa all’ultima volta in cui tu hai discusso con qualcuno.
Ti ricordi davvero il motivo scatenante? Ti ricordi davvero punto per punto quello che ti è stato detto? O mentre discutevi, l’unico tuo pensiero ero come controbattere per avere l’ultima parola?
E’ capitato anche a me in passato, soprattutto quando sentivo davvero di essere dalla parte giusta, e lottare per avere l’ultima parola mi sembrava l’unico modo per dare dignità ai miei pensieri.

Sbagliavo. E me ne sono resa conto qualche mese fa, quando una mia amica – o presunta tale – mi ha definita “una maestrina sfigata”.

Le ho risposto che poteva pensare quello che voleva, perché era la sua opinione. E che si tenesse pure l’ultima parola, perché per me il discorso si chiudeva con una grossa risata immaginandomi come la maestrina dalla penna rossa del libro Cuore.
In realtà, volevo solo metterla alla prova per capire se stavo perdendo tempo.
Se non mi avesse più risposto, probabilmente l’avrei cercata il giorno dopo per un chiarimento, o anche solo per superare la cosa e riappacificare i toni.
Se invece mi avesse risposto, avrei capito di trovarmi di fronte ad una persona arrabbiata in generale – e non solo con me – e che quindi non valeva la pena restarci troppo male.
Purtroppo, dopo nemmeno due secondi mi arriva la sua risposta. Questa: per me il discorso era già chiuso.
Eccola qua: un’altra iscritta al club “l-ultima-parola-deve-essere-mia-e-di-nessun-altro”; una di quelle persone che si sente sollevata e importante soltanto se la parola “the end” la mette lei, e lei soltanto.

Quella sera ho realizzato quanto sia effimero ed inutile il potere di avere l’ultima parola, e quanto invece possa essere liberatoria e soddisfacente la scelta di lasciare che siano gli altri a sentirsi potenti.
Potenti per niente.

La prossima volta che ti troverai a dover sostenere la tua posizione o il tuo pensiero di fronte a qualcuno cui non interessa per niente sapere cosa pensi o da che parte stai, ma che vuole soltanto metterti ko verbalmente, così, per il gusto di sentirsi un novello Rocky delle cause perse, pensa a questa regola.
Pensa che volere a tutti i costi l’ultima parola 
è da perdenti.
Voler pronunciare a tutti i costi l’ultima battuta, è da deboli.
Perché solo i deboli e i perdenti si accontentano dei titoli di coda.
Tu invece sei una persona vincente, sai quanto vali e non hai bisogno di dimostrarlo chiudendo una discussione. Anche perché a te non piace il concetto di chiusura a priori.

Tu sai riconoscere l’importanza del dialogo, sai ascoltare anche le opinioni diverse dalla tua, e sai rispondere senza perdere di vista quello che pensi, ma senza per forza volere che gli altri inizino a pensarla come te.
Tu sei un essere speciale, e dei titoli di coda non sai che farne perché l’hai capito da tempo, oramai, che la tua vita è una sceneggiatura tutta da scrivere, giorno per giorno. Che gli altri si tengano pure l’ultima parola; a te resta la parte – molto, molto più entusiasmante e bella – del to-be-continued!

 

 

 

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