Regola#166sicura,sicuradivolerfarelafemmefatale?

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…cadendo con la stessa grazia dell’ippopotama ballerina della Disney…

Regola#166 SICURA, SICURA DI VOLER FARE LA FEMME FATALE?

Bello il cielo visto da quaggiù.
Pieno di stelle.
Che tra l’altro si vedono benissimo quando fa freddo.
Quasi quasi riconosco la costellazione di Orione. Se sapessi com’è fatta, la costellazione di Orione.

E quasi quasi resto stesa così a guardare le stelle ancora per un po’.
Anche perché non posso alzarmi da sola.
Visto che sono stesa sulla piazza del mio paese, dopo essere scivolata sul ghiaccio cadendo con la stessa grazia dell’ippopotama ballerina della Disney.E non ci vuole molta fantasia per immaginarmi così.

Come non ci vuole molta fantasia per immaginare come possa sentirmi, visto che ho 25 anni, è la notte di Natale, ho una cotta stellare per un ragazzo della mia compagnia e sono caduta in diretta proprio di fronte alla mia compagnia.
Ragazzo della cotta incluso.

Cotta, e umiliata.
Perché la scena è stata questa.

Siamo tutti insieme fuori dal locale che frequentiamo di solito. E’ l’una passata, e decido di andare a casa. Saluto, e mi incammino. All’epoca abitavo proprio di fronte al locale, giusto il tempo di attraversare la piazza del paese.
Sono quasi a metà, ho negli occhi ancora lo sguardo di quel lui che mi piace tanto e con il quale ho chiacchierato quasi per tutta la serata.
Decido di sbilanciarmi un po’, anche perché – sarà la serata, saranno le stelle, sarà la grappa che ho bevuto per scaldarmi – mi sento particolarmente femme fatale stasera.

Così giro su me stessa per chiamarlo e salutarlo nella maniera più sensuale che conosco, e proprio dopo aver detto il suo nome e avere attirato l’attenzione di tutti, vado a gambe all’aria come la più maldestra delle sfigate.

Et voilà.

Tutto quello che ricordo dopo sono le stelle – ah, che stellata quella sera – e le risate dei miei amici che sono accorsi a rimettermi in piedi.
E recuperare tutte le cose uscite dalla mia borsa, volata in aria con me.
Tutte le cose. Portafoglio, cellullare, chiavi di casa, e assorbenti compresi; perché quando ti si rovescia il contenuto della borsa in pubblico, hai SEMPRE il ciclo per cui hai SEMPRE degli assorbenti in borsa.

Qualche minuto dopo, quella sera, sono in camera mia.
Stesa sotto le coperte.
Con il fondoschiena pulsante per il dolore della botta, le guance in fiamme per la figura di merda, e ili soffitto pieno di stelle, perché ho visto stelle dovunque per due giorni di fila, quella volta.

E ho capito che femme fatale non decidi di farlo: o lo sei – e lo sei per natura – o la fai, ma si capisce subito che la tua è soltanto un’imitazione maldestra.

E alle imitazioni, noi che siamo donne uniche, preferiamo sempre l’originalità giusto?
(Anche se – come nel mio caso – sei più pesce pagliaccio che pantera!)

 

 

 

 

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