Regola#336pensavofosseamoreeinveceeraunavescica

foto

PENSAVO FOSSE AMORE E INVECE ERA UNA VESCICA

SCENA 1, ore 7
Scarponi, calzettoni, jeans corti (or ora ricavati da un vecchio paio di jeans lunghi), canottiera, reggiseno bombastico: sono pronta per la prima uscita in montagna da sola con il mio amore.
Già mi immagino la giornata: passeggiatina sciolta, teli stesi a bordo lago, un po’ si legge, un po’ si chiacchiera, un po’ si amoreggia.
Nello zaino non manca nulla: astuccio, libro, quaderno, acqua, teli, crema protezione solare, mascara lucidalabbra, mazzo di carte trevigiane, panini, fazzoletti; un po’ pesantino, ma per fare una passeggiatina sciolta posso farcela.
Partiamo di buon’ora, di buon umore e immersi in una buona giornata; gran belle premesse.
Arriviamo, parcheggiamo, iniziamo a camminare mano nella mano.
Come sono felice, innamorata e in armonia con la natura e l’universo intero.

SCENA 2, ore 10
“Amore, vuoi che torniamo giù?”
Lo guardo, e vorrei poterlo mandare a fanculo se solo avessi nei polmoni ossigeno a sufficienza per parlare.
Ho le guance in fiamme, la schiena madida di sudore, lo zaino madido del sudore della mia schiena; l’anca destra non mi regge più, l’inguine dal lato sinistro mi sta per esplodere.
Siamo in mezzo ad un sentiero, troppo lontani per guardare in basso e troppo bassi per guardare in alto.
La passeggiatina si è rivelata essere una scarpinata di due ore per raggiungere un Forte, con una pendenza tale che le tette mi stanno su anche senza reggiseno (che ho tolto per tentare di respirare più agevolmente, con scarsi risultati funzionali ed estetici).
Tento di concentrarmi su pensieri positivi per resistere ed arrivare alla meta, ma l’unica cosa cui riesco a pensare è che ho bisogno di acqua, ma l’acqua l’ho finita mezz’ora fa.

SCENA 3, ore 10.30
“Amore, vuoi darmi lo zaino?”
Faccio segno di no con le mani.
“Amore, dammi la mano che ti aiuto”.
Faccio segno di no con le mani.

SCENA 4, ore 11.00
“Amore…”
“Amore un cazzo!!! Ma dico io, vuoi uccidermi??? Da quanto tempo stiamo insieme? Otto mesi? E in questi otto mesi mi hai mai vista fare sport? Mi hai mai sentito dire che non vedo l’ora di andare ad ammazzarmi di fatica scalando una montagna?? NO!!! E sai perchè? Perché faccio già una vita difficile e perché faccio già un lavoro che mi stressa e perché sono in ferie e per ferie io intendo rilassarmi mica ammazzarmi di fatica!!! E comunque non voglio tornare giù voglio farcela da sola perché quando io mi fisso su qualcosa lo ottengo e comunque vaffanculo vaffanCULO VAFFANCUUUUULLOOOOOO!!!
Ho i lacrimoni che si uniscono alle gocce di sudore, e sono francamente ridicola.
Non so se far finta di svenire o di vomitare per farlo sentire in colpa, che poi – poveretto – proprio tutta colpa sua non è, visto che è la prima volta che fa questo sentiero e probabilmente nemmeno lui pensava fosse così faticoso.
Faticoso per me, ovviamente.

SCENA 5, ore 11.20
Siamo arrivati al Forte, allo stremo delle mie capacità.
Ho solo bisogno di bere dell’acqua fresca, che sicuramente sgorgherà da una fontanella nascosta qui da qualche parte.

SCENA 6, ore 11.25
Questo è probabilmente l’unico Forte di montagna privo di fontanelle.
Ci sdraiamo sull’erba, godendo del sole e del vento fresco che risana un po’ i miei muscoli.
Mio moroso ha fame, e senza ritegno si avventa sul panino e poi sui cioccolatini che hoevo amorevolmente comprato stamane prima di partire; se mangio un panino io senza poterci bere dietro un po’ d’acqua potrei morire soffocata, e non sarebbe un bel finale per la nostra prima uscita in montagna, quindi mi accontento di mangiare un po’ d’uva, estraendola sempre dal mio pesantissimo zaino.
Tuttavia questa breve sosta mi ristora: il corpo non mi fa più male, ed effettivamente la vista da quassù toglie il fiato.
Ok, lo ammetto, sono stata un po’ esagerata prima.
La montagna non è così male, e la soddisfazione personale per essere arrivata fin qia mi ritempra.
Ripartiamo che sono di nuovo felice, innamorata e in armonia con la natura.

Ma dura poco, perchè (SCENA 7, ore 13.30) scendendo ci concediamo pure una piccola selvaggia pausa di silvestre passione, ripresoci dalla quale ci guardiamo attorno, e ci rendiamo conto che ci siamo persi.
Uno negli occhi dell’altra? No.
Ci siamo geograficamente persi dentro al bosco, perché per cercare un’alcova sicura ci siamo spinti troppo in là.
Ecco allora che la discesa riprende tra filo spinato e mucche e ortiche e erba così alta da arrivarmi alle ascelle e alla fine vediamo in lontananza il sentiero e per il sollievo ci mettiamo a correre e io mi vedo come fosse la scena di un film mentre corro in rallenti con le gambe segnate dalle ortiche e i capelli al vento (tranne quelli attaccati alla fronte per il sudore) e le tette che ballano sotto alla canottiera bombastica, con lo zaino pieno di cose inutili e pesanti che sobbalza sulla schiena – sempre e ancora madida.
E mi vedo mentre sorridendo come un’ebete mi lancio per l’ultimo passo verso il sentiero, ma lo slancio l’ho calcolato male e finisco per  inciampare sulle mie stesse scarpe e cado arrotandomi davanti a mio moroso, bello e statico come un bronzo di Riace e senza una goccia di sudore e con il fiato perfettamente a posto.

SCENA 8, ore 15.00
Seduta per terra in mezzo al sentiero, con un ginocchio sbucciato e mio moroso a fianco che non riesce a smettere di ridere, sto piangendo con gli occhi e ridendo con la bocca, perché una scena così surreale non si può immaginare, figuriamoci viverla.

SCENA 9 (ultima), ore 16.00
Siamo finalmente seduti sui fottutissimi teli che ho tenuto nello zaino per tutto il giorno, e siamo finalmente di fronte ad un laghetto di montagna.
Ho tolto gli scarponi perché saranno anche bellissimi, ma quando li ho comprati c’erano solo di un numero inferiore al mio e io li ho voluti lo stesso e adesso ho due terribili vesciche sui talloni.

Intorno a noi famigliole che giocano a carte, bimbi che tentano di pescare, suore che passano con gonna lunga velo bianco e calze pesanti.
Antonio dorme vicino a me.
Io guardo il cielo, prendo il cellullare e tento di fare una foto artistica che però alla fine di artistico non ha nulla perché si vedono solo le mie ginocchia e i suoi piedi.
E intanto penso i pensieri semplici e rilassanti che si fanno in questi casi.

Che sia questo l’amore? Una camminata faticosa immersa in uno scenario naturale e incantevole che però non riesco a godermi perché le scarpe mi stanno strette e sul calcagno mi si è formata una vescica enorme che ad ogni passo mi viene da piangere?
È questo che diventiamo quando ci innamoriamo? Vesciche?

Forse sì, forse no. Ma finché non si perde la voglia di ridere, vale comunque la pena provarci.
Sempre.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *