Regola#330 ticivuoleunsassofono

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TI CI VUOLE UN SASSOFONO

“…e perché ogni persona ha bisogno, a quanto pare, di un sassofono verso cui dirigersi. Anche se il suono del sassofono tremola. E persino se capita di sentirvi una leggera stonatura. Ci si dirige verso il sassofono perché sappiamo che altrimenti rischiamo di consegnare l’anima al buio”.

Rileggo questo passaggio due, tre volte, poi alzo gli occhi dalla pagina 286. E mi sembra che l’autore, con queste sue parole, sia riuscito a squarciarmi il petto, a prendermi il cuore strappandolo da vene arterie e quanto lo tengono prigioniero dentro di me; mi sembra se lo sia avvicinato alla bocca, e c’abbia soffiato sopra con un alito caldo e intenso fatto di tabacco e vino, togliendoci tutta la troppa e sporca polvere accumulatasi sopra. Intorno. Finanche dentro. E poi l’abbia rimesso al suo posto, il mio cuore, alleggerito e pulito.

A volte i frammenti della tua vita si incastrano così perfettamente e con traiettorie cosi inaspettate che resti con le spalle abbassate e la bocca aperta e la schiena al muro a chiederti che cazzo di fantasia perversa possieda l’autore del tuo destino, che a tratti pensi non essere te, o comunque una te che ancora non conosci.

L’incastro in questo caso gira attorno ad un libro, e si distende su una linea temporale di ben due anni. Un post sul profilo facebook di un’amica che parla di un libro, un mio screenshot per ricordarmi di prenderlo. La foto che resta lì, nella mia galleria per più di un anno, fino a quando mi decido ad acquistare il libro, che resta lì, nella mia libreria, per qualche mese.

Fino a quando “La simmetria dei desideri”, di Eshkol Nevo ha deciso che era il momento giusto. Mi ha scelta, e gliene sono grata. Perché avevo bisogno di capire dove stavo andando, se ci stavo andando da sola, e se ci stavo andando camminando al contrario.

La risposta – ovviamente – mica l’ho trovata fra queste pagine consunte e macchiate di caffè e frutti di bosco, perché la risposta è solo dentro di me.
Ma ho capito che a volte tutto ciò che serve è avere un punto di riferimento, un suono – familiare e consolatorio – che ci conduca in salvo.
Anche quando ti senti così sola da darti fastidio da sola, anche quando tutto ti sembra troppo pesante, anche quando sei stanca, terribilmente stanca, un appiglio c’è sempre.
Che sia la voce di un’amica, o la canzone che canti da sempre, o la preghiera che hai imparato da bambina, o le parole del libro che hai letto mille volte.
Anche nei giorni più difficili, quando ti sembra di essere circondata più da smog che da nebbia, lascia andare tutto e concentrati sull’unica cosa che può salvarti: cerca un punto di riferimento.

Sarà come trovarsi già al sicuro.
E poi tutto verrà da sé.

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