Regola#326dipendesolodate

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Mi arrendo.
Basta.
Smetto di cercarti.
Lo faccio da sempre, quindi praticamente da tutta la vita, quindi razionalmente da troppo tempo.

Ho iniziato a volerti anche per me sin da quando mi sono resa conto che esistevi; tuttavia, ti vedevo sempre più spesso accanto agli altri, e mi sembravi inafferrabile.

Poi capitava qualcosa.
Ti arrivavo vicina.
E allora è stato tutto un susseguirsi di tentativi e smarrimenti e illusioni e momenti in cui pensavo d’averti lì, ad un passo.

Eri il suono del campanello della mia bicicletta, nei pomeriggi di metà giugno con la scuola finita e il sole che inizia a scaldare la pelle e la sera che arriva più tardi e io in piedi sui pedali le gambe tese le mani strette attorno al manubrio e il mondo lì, tutto a portata di mano.
Da lì ho capito quanto tu sia sfuggente.

Eri nei volti compiaciuti e ammirati dei miei insegnanti durante l’orale dell’esame di maturità, mentre stavo lì a parlare parlare parlare e mi sentivo fiera della mia dialettica e pronta ad aprirmi al futuro.
Da lì ho capito quanto tu sia ingannevole.

Eri nei libri in cui trovavo rifugio, nel batticuore del sipario che si sta aprendo e io lì, pronta a prendere tutti per mano e portarli nei miei personaggi; eri nel sapore caldo e intenso del caffè preso con la tua migliore amica in un pomeriggio di ferie deciso all’ultimo.
Eri nell’esaltazione della mia creatività.
Eri in ogni mio primo bacio, anche quando il primo bacio era solo un saltello fra un tentativo e l’altro di diventare grande.

C’eri, ma passavi così in fretta che ho iniziato a pensare che fossi crudele, e anche un po’ puttana.
Ho confuso la tua immagine e scambiato la tua esistenza con sosia arruffati e maldestri, che di te non avevano manco l’odore.
Ad un certo punto ho persino affidato agli altri il compito di portarti da me, perché ho iniziato a pensare di non meritarti, di non essere alla tua altezza.

Ma non ho mai smesso di volerti, mai.
Fino ad oggi.

Perché oggi ho capito che se anche esisti, non dipenderà mai soltanto da me trovarti, e tenerti vicino.
Vivo nel mondo e dal mondo tento di non farmi schiacciare e sul mondo provo a lasciare la mia impronta – incerta e dai contorni tutti sfaldati.
E proprio perché vivo nel mondo ho capito che non appartiene a me la facoltà di trovarti – troppe le variabili e gli accidenti e i fattori che esulano, fortunatamente, dal mio controllo.
Ma appartiene assolutamente a me il potere di evitare la tua assenza.

Non lo so se esisti davvero o se sei solo il parto di qualche leggero e fugace momento di allineamento tra le schifezze della vita, ma quello che so è che non mi interessi più, felicità.
Non vivo più spellandomi le mani a forza di cercarti, perché non mi interessa più essere felice in ogni momento e a tutti i costi.
Quello che voglio è non essere infelice, e questo sì, questo dipende assolutamente solo da me, e ti assicuro che da oggi le mie energie saranno tutte rivolte a questo, giuro che d’ora in poi farò di tutto per non essere infelice.

Te fai come ti pare, vai per la tua strada, vienimi incontro, aspettami alla fine del viaggio.
Non m’importa.
Ho altro a cui pensare ora; la mia vita, il mio amore, il mio futuro, adesso aspettano soltanto me.
E non vedo l’ora, finalmente, di vivere tutto come si deve, senz’attesa, ma con il solo gusto di godere del presente e, se capita, trovarti lì da qualche parte.

Magari anche soltanto nel disegno di un palloncino rosso sul muro interno di un palazzo a Siena.

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