Regola#287èconoscerecheconta,nonsapere

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E’ CONOSCERE CHE CONTA, NON SAPERE

Sapeva a che ora mi alzassi la mattina.
Sapeva quali erano le prime cose che facevo appena messi i piedi giù dal letto.
Sapeva che prima avrei scelto i vestiti, poi avrei fatto pipì, poi mi sarei lavata mani-viso-denti.

Sapeva persino che ordine seguivo per truccarmi.
Sapeva che di mattina non facevo mai colazione, sapeva che prima di uscire dimenticavo sempre di inserire l’allarme e dovevo rientrare in casa.
Sapeva in che punto avrei attraversato la strada per andare in stazione.
Sapeva a che ora prendevo il treno, quanto ci mettevo dalla stazione all’ufficio.
Sapeva a che ora bevevo un thè e sapeva quanto durava la mia pausa pranzo.
Sapeva che camminando per andare e tornare dall’ufficio, leggevo.
Sapeva che leggevo non appena avevo un momento libero, in realtà.
Sapeva che non uscivo mai di casa senza il mio ipod.
Sapeva che una volta rientrata a casa sistemavo un po’ le stanze con le cuffie all’orecchio perché nel frattempo facevo qualche telefonata.
Sapeva che al suo rientro la cena sarebbe stata pronta in tavola; sapeva che non dormivo mai senza aver letto almeno un po’.
Sapeva tutti i ragazzi con cui ero stata prima di lui.
Sapeva che gli volevo bene.
E pensava che sapere tutto questo sarebbe bastato.
Invece no.
Perché sapere tutto della persona con cui stai non significa necessariamente conoscerla.
E lui non mi conosceva per niente.
Non avrebbe saputo dire se e cosa sognavo, dormendo di notte di fianco a lui.
Non avrebbe saputo dire i colori che amavo abbinare quando mi vestivo, quale fosse la mia marca di mascara preferito, e forse nemmeno il tipo di profumo che usavo da anni.
Non avrebbe saputo dire come facevo a ricordarmi la sequenza dei numeri per inserire l’allarme.
Non avrebbe saputo dire se mi piaceva quella vita da pendolare.
Non avrebbe saputo dire quali fossero le colleghe con cui preferivo chiacchierare durante la pausa thé,
Non avrebbe saputo dire che tipo di libri preferivo, quale musica ascoltavo o chi fossero le amiche con cui parlavo tutti i giorni al tel riordinando casa.
Non avrebbe saputo dire come preferivo essere toccata, o se mi piacessero i suoi baci.
Non avrebbe saputo dire quali delle storie che avevo vissuto prima di lui fossero state sincere, o quali invece rappresentino ancora oggi degli errori che non mi riesco a perdonare.
Non mi ha mai nemmeno chiesto perché avevo scelto lui, o perché gli volessi bene.
Perché a lui bastava sapere tutto.
Ma se ami davvero una persona, devi prima di tutto volerla conoscere; il sapere lascialo ai dizionari che possono descriverti cosa sia l’amore, ma non potranno mai aiutarti a costruire il tuo.

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