Regola#272cogliisegni

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COGLI I SEGNI

Una volta non ci credevo, ai segni.
Quando una persona muore, muore e basta.
Quando una persona ti ama, sta con te.
Quando una cosa non fa per te, non fa per te oggi e sempre.
I segni sono soltanto coincidenze; asettiche e fredde e inutili e insignificanti coincidenze.

Poi mi ritrovo ragazzina di sedici anni con il cuore acerbo appena spezzato dal primo, piccolo grande amore che in un lontanissimo e fottutissimo aprile di 25 anni fa decide che di vivere non gli va più.
Mi ritrovo ragazzina con un dolore così totalizzante dentro da non riuscire più a pensare ad altro.
Mi ritrovo ad avere bisogno di qualcosa che mi faccia credere di poter diventare grande nonostante la sua assenza.

Ed inizio a notare i segni.

Il primo, qualche mese dopo.
E’ novembre.
Sono a casa di una zia, nel terrazzino che affaccia su di un piccolo orticello: un pezzetto di terra appena arato, con le zolle una sull’altra dove spicca la completa assenza di qualcosa di vivo.
Una distesa di terra marrone.
Sto piangendo, come faccio oramai da quasi 200 giorni.
Fisso quell’orticello.
E lo vedo.
Perfettamente al centro, c’è qualcosa di verde e azzurro.
Mi si ferma il cuore.
Mi avvicino.
Era un fiorellino; un piccolo Non Ti Scordar Di Me.
A novembre; nel bel mezzo di un orticello arato di recente

Lo raccolgo, e d’improvviso mi sento un po’ meno sola.
E all’improvviso divento anche molto più attenta.

E le trovo, qualche tempo dopo, le piccole ali di una farfalla bianca proprio sullo scalino della cappella dov’è sepolto.
E lo vedo, il piccolo sasso a forma di cuore, sempre su quello scalino, qualche mese più tardi.

E lo sento, il filo di vento che mi sposta una ciocca di capelli sulle labbra non appena inizio a pensarlo e la fitta al cuore inizia a sanguinare di nuovo.

E le ricordo, tutte le volte che l’ho sognato mentre mi diceva che sarebbe andato tutto bene.

E ricordo come fosse adesso la mattina del mio compleanno di qualche anno fa, io che mi alzo e accendo l’ipod dove ci sono più di 6000 canzoni, seleziono la modalità casuale, e su oltre 6000 canzoni la prima che parte è proprio la sua, quella che sembra scritta da lui per me.
“Io son partito così d’improvviso/
che non ho avuto il tempo di salutare/
mi manchi tanto amico caro davvero/
e tante cose son rimaste da dire/
ascolta sempre e solo musica vera/
e cerca sempre – se puoi – di capire”.

E anche oggi, che sono diventata grande e ho ricominciato ad essere felice, non smetto di essere attenta ai segnali, in ogni contesto della mia vita.
Sto attenta per cogliere tutti quei piccoli segni che mi suggerisce il destino per aiutarmi a camminare sempre con la schiena dritta e a testa alta seguendo il mio percorso.

A volte sono pensieri, piccole illuminazioni che mi sorprendono e mi danno il suggerimento giusto per una cosa che devo dire, o scrivere, o fare.
Altre volte sono piccoli oggetti che mi trovo di fronte, come il sassolino che ho raccolto soltanto qualche giorno fa mentre mi chiedevo se l’amore che sto vivendo oggi sia una scelta giusta oppure no.

E non m’importa se basterebbe un approfondimento di geologia a spiegare che i sassi hanno mille milioni di forme, e che le persone ci vedono quello che vogliono vederci anche se oggettivamente non è così.
Non m’importa se secondo qualcuno io vedo cuori dovunque; quella mattina avevo bisogno di una pacca sulla spalla da parte del destino che mi facesse sentire sulla strada giusta, e quel sassolino ha rappresentato quella pacca lì.

Una volta non ci credevo, ai segni.
Pensavo fossero soltanto coincidenze; asettiche e fredde e inutili e insignificanti coincidenze.
Poi ho vissuto, amato, sofferto, vinto, pianto, perso, chiesto aiuto.
E ho capito che in effetti i segni sono davvero soltanto delle coincidenze; ma sono esattamente le coincidenze di cui abbiamo bisogno per andare avanti; per credere che ci sia qualcosa di buono che ci aspetta, per credere che chi ci ama prima o poi starà con noi, per credere che se una cosa non fa per noi abbiamo fatto bene a lasciarla andare, per credere che se una cosa fa per noi prima o poi la ritroveremo.
Per credere che chi muore, ci resta sempre comunque accanto.

Se hai bisogno di un segno, presta attenzione a quello che ti circonda, e impara a cogliere e vivere la coincidenza – meravigliosa – che ti si presenterà di fronte.
Fosse anche un sassolino a forma di cuore, che vedi a forma di cuore solamente tu.

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