#224nienteaccadepercaso

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Un angelo: Avevo deciso che sarebbe stato questo il mio quinto tatuaggio, ma non mi ero ancora decisa a farlo perché non riuscivo a trovare il disegno giusto…
NIENTE ACCADE PER CASO

Un angelo. Come quello di cristallo che mi avevano regalato quando lui se n’era andato, e che da allora avevo sempre portato con me, un po’ come portafortuna un po’ perché senza mi pareva di lasciarlo andare, e non ero ancora assolutamente pronta al pensiero che non l’avrei rivisto mai più.
Un angelo sulla nuca.
Un angelo sulla nuca per guardarmi le spalle e indicarmi la strada.
Un angelo sulla nuca per ricordarmi che un angelo vero io lassù ce l’ho sul serio.
Avevo deciso che sarebbe stato questo il mio quinto tatuaggio, ma non mi ero ancora decisa a farlo perché non riuscivo a trovare il disegno giusto.
Ho sempre voluto qualcosa di assolutamente originale per i miei tatuaggi, un disegno che non fosse scelto da catalogo ma rappresentasse me, fosse solo mio.
Ma il disegno giusto per il “mio” angelo proprio non mi riusciva di trovarlo; e più ci pensavo, più sentivo il bisogno di avere quel tatuaggio.
E così intanto avevo il mio adorato angioletto di cristallo, che in quel periodo stava sulla mia scrivania in ufficio, proprio a fianco della tastiera del pc.

Poi arriva quel giorno, quando ho capito che niente accade mai per caso, neanche l’imprevisto più banale.
Perché tutto mi sarei aspettata quella mattina, tranne trovare un foglietto sopra la mia scrivania.
Un foglietto su cui erano poggiati tutti i pezzi in cui si era frantumato l’angioletto di cristallo.

Il foglietto diceva più o meno così:
“Mi dispiace tanto….proprio tanto…stavo pulendo la scrivania e per sbaglio ho fatto cadere l’angelo…Mi dispiace…fammi sapere quanto devo pagare per il danno.
Scusa ancora…scusa tanto….la signora delle pulizie”.

Resto senza parole. Danno? Impossibile riparare materialmente ad un danno come quello! Il mio angelo in mille pezzi.
Rileggo il biglietto ancora incredula, e d’improvviso immagino quella signora mentre lo scrive, e in me scatta qualcosa: una fortissima empatia, e di fronte a quelle parole, scritte con una grafia un po’ all’antica e piuttosto insicura, dimentico lo shock per l’angelo e mi viene solo una gran voglia di farla sentire meno in colpa, perché alla fine si tratta solo di un oggetto, e sarebbe benissimo potuto capitare anche a me di romperlo.

Inizio a lavorare annotandomi su di un post-it di rintracciare la signora per dirle che non era accaduto nulla di grave.
Un paio d’ore dopo sono al telefono con il direttore di scena del prossimo spettacolo che devo organizzare; stiamo discutendo della scheda tecnica, e mentre parliamo giocherello con i pezzetti di quello che resta del mio angioletto.
Tento di rimetterlo assieme. Della parte centrale sono rimasti la testa, una delle ali più piccole, e le mani giunte.
Il cuoricino che teneva fra le mani è staccato, ma rimasto intatto.
Così come la piccola aureola, e le due ali più grandi.
Sono sempre al telefono che discuto se le dimensioni del palco siano adatte oppure no allo spettacolo, quando lo sguardo mi si fissa su quei pezzetti che ho appena messo assieme.
Ed ecco il momento esatto in cui capisco che c’è un senso a tutto quello che capita, perché senza volerlo – o almeno, senza che a volerlo fossi io – avevo appena “disegnato” il mio angelo.
Chiudo la telefonata, corro alla fotocopiatrice e ricreo la forma che avevo fatto sulla scrivania.
Ed ecco il mio angelo, quello stesso disegno che due settimane dopo avevo impresso sulla nuca a ricordarmi che non sarei mai stata sola, e che chi avevo tanto amato sarebbe stato con me per sempre.

Da allora non ho mai smesso di credere che nulla capiti a caso. Mai.
La difficoltà sta tutta nel vedere le cose con il giusto distacco per intuirne il disegno generale, cogliere il dettaglio per capire il piano globale, catturare l’aspetto meno rilevante per definire su quale strategia il destino sta ricamando la nostra vita.
Ma se sappiamo attendere, e se impariamo a lasciare andare il dolore – che a volte è proprio colpa sua se abbiamo gli occhi miopi e non sappiamo cogliere le direttive lungo cui si sta disegnando il nostro vivere – allora prima o poi sarà tutto chiaro.
Avrà tutto un senso.
La tristezza che a volte porti dentro senza saperne il perché; o la gioia che a volte ti esce dagli occhi e non sai capire da dove ti sia arrivata.
Le persone che incontri, e quelli che perdi. L’amore che cogli e quello che non sai riconoscere, quello che insegui e quello che vedi solo tu.
Avrà tutto un senso.
Anche se adesso stai pensando che quello che stai vivendo sia ingiusto e troppo doloroso e troppo incomprensibile dopo tutto quello che hai fatto per cercare soltanto di essere felice; avrà tutto un senso. Anche questo giorno qui che vorresti non fosse mai arrivato, o che vorresti non finisse mai.
Avrà avuto tutto un motivo d’esistere, tanto la cosa bella che ti è capitata quanto quella brutta che ha fatto di te un te che non riconosci.

Tutte le cose che ti capitano hanno un senso.
E il primo passo per capirlo, è iniziare a crederci.
E restare sempre in ascolto.

Quella sera stessa, ho lasciato anche io un biglietto alla signora delle pulizie; era una fotocopia dei pezzetti dell’angelo che avrebbero “creato” il mio tatuaggio.
“Gentile Signora,
non si preoccupi minimamente! Sono cose che capitano, anzi, prima o poi sarebbe capitato a me perché il posto di un oggetto così fragile non è certo sopra la scrivania di un ufficio!La ringrazio per il biglietto, e mi creda quando le dico che – anche se forse non ci crederà – con questo piccolo inconveniente mi ha fatto un grandissimo regalo.
Porterò sempre con me quello che ho capito oggi.
Grazie!”.

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