Regola#219unasumille

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Ora, se quando sono nata mi avessero detto di pensare ad una cosa impossibile che mai mi sarebbe potuta capitare, avrei senz’altro risposto questo: non avrei mai pensato di incontrare, per caso e stranamente e improvvisamente, Gianni Morandi. Non una, non due, ma ben tre volte.

UNA SU MILLE
Se non credi nei miracoli, nelle missioni impossibili, nei sogni troppo ambiziosi, nei progetti troppo audaci, devi leggere questa regola.
Se non credi che potresti essere proprio tu quella che – una su mille – può realizzare quello per cui è nata, devi assolutamente leggere questa regola.

Perché io sono la dimostrazione vivente che tutto questo può accadere.
Io, e i miei frequenti e strani incontri con Gianni Morandi.

Fine anni ’80; ho 12 anni, o giù di lì.
A Vicenza va in scena l’evento dell’anno: la Partita della Nazionale Italiana Cantanti, nata ufficialmente pochi anni prima, fonde le due grandi passioni degli italiani – e delle italiane. Calcio&Musica.
Mamma e le sue amiche si organizzano per andare, prole a seguito.
Ho 12 anni o giù di lì, e sono ovviamente follemente innamorata di Eros Ramazzotti, motivo per cui non vedo l’ora arrivi quel giorno.
Lo stadio è pieno, la partita un evento di quelli che non si dimenticano. E come ogni evento di quelli che non si dimenticano, dopo 90 minuti finisce e io non mi ricordo praticamente niente.
Tranne un particolare: l’invasione pacifica del campo, che al novantesimo si riempie di gente in festa.
Ci sono anche io, fra quella gente in festa.
Sono in fila verso l’uscita, circondata da tantissime persone che sembrano tutte più alte di me, quando sento una mano che mi si posa sulla spalla.
Ricordo la sua presa gentile.
Ricordo che mi sono voltata, e ho visto un uomo molto più alto di me; ricordo il colore marrone scuro del giubbotto scamosciato e il suo viso, un viso abbronzato, sorridente, con delle pieghe nelle guance, proprio attorno alla bocca che mi avevano fatto subito pensare ad una persona morbida.
Morbida nel cuore e nel sorriso.
Con la mano sulla spalla mi chiede scusa, e mi passa davanti per correre verso l’uscita.
Era lui. Era Gianni Morandi.
E’ stato il nostro incontro numero 1.

Metà anni 90; ho 17 anni, o giù di lì.
Zia Lory mi chiede se voglio andare al concerto di Morandi; perché no, rispondo.
C’è tantissima gente, e il palco è progettato per essere quanto più vicino a tutti gli spettatori: un unico, grande – ma non troppo – cubo nero proprio al centro del palatenda.
E per coinvolgere ancora di più le persone presenti, ad un certo punto Morandi chiede a tutti di scrivere un biglietto, e portarlo sul palco.
Io frugo in borsa, trovo un cartoncino bianco che promuove un profumo, e ci scrivo sopra la prima cosa che mi viene in mente.
“Domani ho compito di latino”, che era anche vero.
Porto il foglietto sul palco e torno indietro.
Ad un certo punto Morandi inizia a raccogliere qualche biglietto, scelto fra i mille e più che si era ritrovato ai piedi.
Gira per i quattro lati del cubo per chiacchierare con tutti.
Arriva al mio lato, lo vedo chinarsi, raccogliere il biglietto e leggerlo al microfono.
“Domani ho compito di latino. Ehi, chi è la persona che invece di studiare è qui?”
Io alzo la mano, lui scherza un po’ guardandomi e promettendo che non mi avrebbe fatto fare tardi.
Mi risiedo con le guance in fiamme e il cuore che va a mille. Anzi, a cento all’ora.
Merito suo, merito di Gianni Morandi.
E’ stato il nostro incontro numero 2 – Parte prima.

Dopo un po’ sta per intonare “Chiedi chi erano i Beatles”, e vuole vicino a lui sul palco dei ragazzi di quindici anni, o giù di lì.
Colgo l’invito al volo  – anche perché zia Lory mi ha letteralmente spinta sul palco – e mi ritrovo seduta a gambe incrociate sul palco assieme a una decina di altri ragazzi e ragazze.
Cantiamo con lui, che non mi sembra più tanto alto come dieci anni prima, ma sempre più morbido nel cuore, e nel sorriso.
Termina la canzone, scendiamo tutti giù.
Mia zia commossa per la sua nipotina che è stata così vicina a lui.
A Gianni Morandi.
E’ stato il nostro incontro numero 2 – Parte seconda.

Il concerto finisce.
Cerchiamo l’uscita del palatenda un po’ inebriate da una serata così bella.
Forse anche un po’ inebetite, tant’é che ci perdiamo.
E mentre giriamo nel parcheggio esterno cercando la via verso l’auto, ci imbattiamo in un gruppetto di persone che chiacchierano bevendo qualcosa.
Sono Morandi e il suo staff.
Ci vedono, ci salutano – lui compreso – e ci indicano la strada giusta per tornare a casa.
E chissene del compito di latino, tanto gli ho dato la mano.
A Gianni Morandi.
E’ stato il nostro incontro numero 2– Parte terza (e ultima).

Gennaio 2009; ho 33 anni esatti.
Tanti sogni nel cassetto, qualcuno realizzato, qualcun altro lasciato lì in attesa di ispirazione.
Vengo a sapere che Morandi farà delle date a Padova; toh guarda, penso, la mia amica Elena adora Morandi.
Potrei farle una sorpresa; potrei farle un regalo – ne ha bisogno, in questo periodo è un po’ giù.
Collaboro con gli organizzatori del concerto da anni, mi basta una telefonata e vado a vedere la prima data.
Come sempre, c’è gente dovunque.
Come sempre, il concerto è uno spettacolo di emozioni.
Prima di andare via intercetto il tour manager, gli racconto di Elena.
Ci invita il giorno dopo. Sorpresa organizzata.
Passo a prenderla alle 18, ricordo ancora la luce nei suoi occhi.
E’ convinta che noi si stia andando semplicemente al concerto, invece arriviamo al PalaGeox che non c’è quasi nessuno, salvo alcuni ragazzi diversamente abili ospiti di Morandi.
Elena non capisce cosa stia per accadere, fino a quando Morandi non entra per incontrare quei ragazzi, e per incontrare – qualche minuto dopo – anche lei.
Eccola lì la mia amica Elena con il suo idolo, la mia amica chiacchierona che non spiccica parola, la mia amica triste che sta ridendo come non la vedevo da un po’.
Ma non è finita.
Durante il concerto Morandi invita sul palco qualcuno che voglia cantare con lui; sapevo dalla sera prima che quel momento sarebbe arrivato, e preparo Elena alla corsa sul palco; sono 5-6 ragazze; Morandi le chiede cosa voglia cantare, e lei parte ad intonare (si insomma…più o meno) Bella Belinda.
Poi si siede lì sul palco mentre Morandi canta  – stavolta con una cantante vera – “Grazie perché”.
Elena è felice. Io pure.
Ed è tutto merito suo.
Di Gianni Morandi.
E’ stato il nostro incontro numero 3.

Ora, se quando sono nata mi avessero detto di pensare ad una cosa impossibile che mai mi sarebbe potuta capitare, avrei senz’altro risposto questo: non avrei mai pensato di incontrare, per caso e stranamente e improvvisamente, Gianni Morandi.
Non una, non due, ma ben tre volte.
Eppure, è capitato.

Perché i miracoli accadono, le missioni impossibili si compiono, i sogni troppo ambiziosi si realizzano, i progetti troppo audaci si portano a termine.
E tu, proprio tu che stai leggendo questa regola, potresti essere la persona che realizzerà ciò per cui è nata, rendendo giustizia e onore al destino che ti ha scelta speciale.
Perché tu sei speciale.
E ce la puoi fare.
Contando solo su di te, ricordati sempre e sempre e sempre, che uno su mille ce la fa.
Parola di Gianni Morandi (e dei suoi strani incontri con Eustachia BonTon!)

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