Regola#198esserestileoaveredimoda?

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Da quel giorno di marzo che ha segnato contemporaneamente l’inizio e la fine della mia relazione con le lampade abbronzanti, c’è stata una sola, unica volta in cui ho voltato le spalle alla mia carnagione caucasica. Ma solo perché era carnevale, e mi sentivo l’anima soul di Aretha Franklin.

ESSERE STILE O AVERE DI MODA?

Il corpo senza vita della giovane fu trovato soltanto qualche minuto dopo; tuttavia, era già troppo tardi per intervenire.
Era morta.
E la trovarono così: appoggiata alla parete, la testa abbassata e leggermente inclinata verso sinistra, le braccia abbandonate a terra. La pelle di un pallore biancastro tendente al verde.
Quasi completamente nuda, ad eccezione di un paio di slip bianchi in cotone che, conclusero gli inquirenti, dovevano essere chiaramente appartenuti alla nonna.

Eh no, cazzo. Nessuno dovrà mai venire a sapere che – di tanto in tanto – uso anche queste mutande qui.
Ed è grazie a quel pensiero che apro gli occhi, tiro un respiro profondo e mi rialzo.
La scientifica dovrà aspettare. E anche la mia abbronzatura.

Perché ho appena rischiato di svenire all’interno di una cabina nel centro estetico a fianco dell’ufficio in cui lavoro.
E tutto perché voglio essere DI MODA.

Marzo 2005.
Sono a pranzo con Manuela, la mia collega.
Sto mangiando una triste e smunta insalatina: sono a dieta da due settimane.
Un’insalatina che mi sono portata da casa, perché sto facendo economia da due settimane.
Il legame fra questi due sacrifici? Tre date: 7, 14, 21 maggio.
Tre sabati che passerò a tirare riso e prendere bouquet, perché sono invitata a ben tre matrimoni.

“…e poi ci abbino quei sandali dorati con le pietre verdi che mi sono costati una follia; credo proprio farò un figurone, che dici Manu?”
“Beh, sembra tutto perfetto. Tranne…”
“Tranne?”
“Hai intenzione di presentarti ai matrimoni con la tua carnagione?”

La guardo, con gli occhi sbarrati come se mi avesse appena detto che il mio nome non si adatta per niente alla mia faccia.
Mi guardo le mani. Palmo. Dorso.
“Cos’ha che non va, la mia carnagione?”
“Sei bianca”.
“E’ marzo”.
“Si, lo so. Ma sei bianca. E la carnagione bianca non va più di moda. Dovresti farti qualche lampada”.

La fisso sbalordita; eppure Kelly e Brenda sono pallidissime, pur vivendo a Beverly Hills 90210. Questa cosa che la carnagione bianca sia fuori moda, mi sconvolge.
Ci ragiono per tutto il pomeriggio. In effetti, di moda io so gran poco, mentre Manuela è sempre al top, nei vestiti, nell’acconciatura, nel trucco.
Sicché decido di fidarmi, e la sera stessa uscendo dall’ufficio mi fermo nel primo centro estetico che vedo, e mi lancio nell’avventura della mia prima lampada abbronzante, sentendomi alla moda e gnocca semplicemente mentre aspetto qualcuno al bancone della reception.

“Quanti minuti?” mi chiede la signorina con le sopracciglia più sgabbianate che abbia mai visto.
“Quindici”, rispondo io sicura. Se devo cambiare carnagione, tanto vale partire in quarta.
“Bene, ecco il gettone. Sai come funziona?”
“Beh, ovvio”, e giro i tacchi sicura.
Entro nello stanzino.
Non ho assolutamente idea di cosa devo fare, quindi vado per intuito e faccio la prima cosa ovvia: mi spoglio, decidendo di lasciarmi indosso le mutande perché sono una ragazza fondamentalmente pudica, anche dentro lo stanzino della lampada.
Entro in quella specie di navicella spaziale.
Inserisco il gettone.
Premo play.
Mi appendo con le mani alle maniglie.
Da qualche parte dovrebbe esserci un pulsante per accendere la radio, e uno anche per accendere il getto d’aria fresca; peccato che io sia senza occhiali, e senza occhiali non vedo niente, e oltretutto mi pare d’aver capito che dentro quella specie di shuttle devo tenere gli occhi chiusi.
Rinuncio a radio e aria fredda.
Anche quando inizio a sentire un certo calore partirmi dai piedi e arrivare alla faccia.
Dopo tutto cosa sono 15 minuti?
Aspetto. Ma aspettando, inizia a mancarmi l’aria.
Tento di pensare ad altro per evitare di concentrarmi sul formicolio che sento dalle dita delle mani, e comincio a recitare il 5 maggio di Manzoni.
Ei fu. Siccome immobile…
Poi comincio a chiedermi il perché, in quel caso, mi sia venuto in mente Manzoni.
Ma il caldo si fa sempre più forte, e il formicolio sempre più invasivo.
E la testa mi sta girando sempre di più.
Faccio appena in tempo a trovare la porta della navicella, uscire a carponi ed appoggiarmi alla parete.
E capire che le lampade non fanno proprio per me.
E che, tutto sommato, non me ne importa niente.
Perché di essere alla moda non mi interessa proprio, se non so prima avere stile.

Ed è quello che dobbiamo inseguire tutte.
Lo stile, il nostro stile, qualcosa che sappia distinguerci sempre e faccia sempre e solo parte di noi.
Che sia un colore che indossiamo quasi sempre, o un paio di orecchini fatti a mano cui proprio non sappiamo rinunciare, o quella stessa forma di cappello da portare tutto l’anno, o il modello di borsa e pantaloni e giacca; che sia il chiodo cui non riesci a rinunciare o il tacco 12 che porti come fossero babbucce, che sia la nuance di fondotinta che non cambi da dieci anni o il profumo solo tuo che fai fare in erboristeria mischiando gelsomino e fiori d’arancio.

Ricerca, coltiva e cura il tuo stile.
E lascia la moda alle ragazzine tredicenni che da dietro sembrano tutte uguali, nei loro capelli lunghi e lisci e i jeans stretti col risvoltino e la bocca a forma di cuore quando si fanno i selfie.
Lascia la moda a chi non sa decidere, a chi non sa scegliere, a chi non sa capire quello che fa per lei oppure no.
Lascia la moda a chi non ha il carattere di saper dire: grazie, ma anche se lo portano tutti – e forse proprio per quello – a me non piace.

Scegli di avere stile.
Perché è questo che ti rende unica. Unica come sei.

Da quel giorno di marzo che ha segnato contemporaneamente l’inizio e la fine della mia relazione con le lampade abbronzanti, c’è stata una sola, unica volta in cui ho voltato le spalle alla mia carnagione caucasica.
Ma solo perché era carnevale, e mi sentivo l’anima soul di Aretha Franklin.
You make me feel like a natural woman…

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