Regola#63labussolaindicailnordsoltantoachilatieneinmano

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…Poi possiamo anche decidere di cambiare direzione, di voltare le spalle alla cosa giusta da fare, ma il risultato non cambia….

LA BUSSOLA INDICA IL NORD SOLTANTO A CHI LA TIENE IN MANO

C’era una volta una ragazza. Aveva gli occhi che cambiavano colore a seconda del trucco e del tempo. Dal marrone delle foglie autunnali bagnate al verde di una bottiglia con un po’ di birra rimasto ad ammuffire sul fondo. Statura media, corporatura medio morbida, tette medio abbondanti. Più abbondanti, che medie, a dirla tutta.

Era una ragazza normale, che come tante ragazze normali aveva una gran voglia di innamorarsi, perché nei panni della ragazza innamorata si sentiva proprio a suo agio. Anzi, a volte si sentiva talmente troppo a suo agio, che rischiava di scambiare qualsiasi altro tipo di sentimento – dall’affetto alla compassione – per l’amore con la A maiuscolissima. Ma non ci si poteva fare nulla, perché c’era-una-volta-una-ragazza-che-era fatta così.

C’era una volta anche un ragazzo. Aveva gli occhi azzurri chiarissimi, che come tutte le persone con gli occhi così chiari verso sera diventavano sempre un po’ rossi ai bordi perché erano delicati. Quando parlava, batteva fra loro i tacchi delle scarpe ogni dieci minuti; e quando sorrideva, aveva le fossette sulle guance che gli davano un’aria quasi ingenua.

Era un ragazzo normale, che in apprarenza sembrava pure un pochettino anonimo, ma non appena ci si parlava un po’ si capiva subito che aveva millemillissime cose nella testa e nonostante facesse di tutto per sembrare una persona per bene, sotto sotto nascondeva un sacco di tempeste nell’anima, e aveva anche tanta rabbia che non sapeva come buttar fuori. Forse nemmeno lui sapeva di essere tanto arrabbiato, o forse nei panni del ragazzo arrabbiato si sentiva a suo agio. Anzi, a volte si sentiva talmente troppo a suo agio, che rischiava di riversare la sua rabbia su chiunque.

C’era una volta un giorno in cui la ragazza e il ragazzo si incontrarono, e nacque qualcosa. Nacque una routine, nacque una presenza, nacque un legame. Qualcosa c’era, nonostante avesse significati e colori diversi per uno e per l’altra.

Un giorno si stavano scrivendo, e il ragazzo-tanto-arrabbiato-che-neanche-lui-sapeva-quanto le disse che si sentiva spaesato. Sono senza bussola – le disse.

La-ragazza-che-c’era-una-volta-ed-era-fatta-così allora, volle aiutarlo.
Ci mise qualche giorno, ma alla fine trovò quello che voleva. Una bussola in acciaio, abbastanza grande da tenerla in mano e sentire la presenza di un pensiero d’affetto, ma non troppo per evitare di sembrare invadente. Nella parte interna, sul coperchio che chiudeva l’emisfero col quadrante, era attaccata un’antica, minuscola piantina dei mari.

Nella parte esterna, la ragazza-che-c’era-una-volta-ed-era-fatta-così fece fare un’incisione: la bussola indica il nord soltanto a chi la tiene in mano. La mise in una confezione raffinata, e poi il tutto dentro un pacco solidissimissimo, e la spedì a casa del ragazzo-tanto-arrabbiato-che-neanche-lui-sapeva-quanto, sicura che da quel gesto sarebbe nato qualcosa di buono.
Non aveva capito una cosa fondamentale: la cosa migliore di quel gesto, era stata proprio capire quella regola.

Passarono tanti mesi, fatti di qualche fiocco di neve in mezzo ad un’inondazione di fango, e ogni tanto lei pensava che avrebbe rivoluto la bussola con sé, perché sentiva di averne bisogno. Ma col tempo arrivò la serenità, con la serenità la consapevolezza, con la consapevolezza il perdono, con il perdono la certezza: siamo noi, soltanto noi a tenere in mano il nostro destino; siamo gli unici a saper trovare il nostro Nord. Poi possiamo anche decidere di cambiare direzione, di voltare le spalle alla cosa giusta da fare, ma il risultato non cambia.

La stella polare è dentro di te, amica. La favola è finita, perché la realtà è anche meglio.

C’era una volta.

C’era una volta,  forse erano due. C’era una mucca un asinello e un bue. (Chiedo venia, ma ho in mente questa canzone di Alex Britti da quando ho iniziato a scrivere, e se devo portarmela dietro fino a domani…beh….allora tocca anche a te!)

 

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