Regola#308intensamente

308

INTENSAMENTE

E adesso che cazzo faccio?
La lucidità mi piomba addosso come uno schiaffo in pieno viso: è quasi mezzanotte, e sto camminando da sola in una stradina laterale di un paese che non conosco.
Non ho nulla con me: cellulare, portafogli, chiavi di casa.
E’ tutto in borsa, e la borsa è in macchina.
La macchina del mio ragazzo, dalla quale sono scesa 5 minuti fa mentre eravamo fermi ad uno stop, Sbattendo la porta come ho sempre – segretamente – sognato di fare.
Sbattere la porta alle mie spalle e via, incamminarmi verso non so dove aspettando che giri la macchina e mi venga a riprendere.

Così adesso mi trovo sola in mezzo al nulla.
Mi guardo attorno; ci dev’essere un bar da qualche parte, sento gente che parla.
Non c’è un solo lampione ad illuminare la strada.
La rabbia lascia il posto alla paura, e anche un po’ allo stupore: lui non sta tornando a prendermi.
‘Sto stronzo.

Ritorno sui miei passi, e lo vedo fermo di fianco allo stop.
Apro la portiera, lo guardo, mi guarda.
Mi sorride.
Tiene la mia borsa stretta sulle gambe.

“Dai, sali”.
“Mi hai lasciata lì. Non mi sei venuto a prendere”.
“Ho pensato che dovessi sbollire; dai, torniamo a casa”.

Sarà che ‘sto stronzo ha due occhi cui non riesco a dire di no – troppo sinceri, troppo puri – sarà che la sua voce adesso è così calda e accogliente, sarà che odio litigare con lui, fatto sta che salgo in auto e mi metto a piangere.
E in quelle lacrime c’è tutto: ci siamo noi e la  nostra storia su cui non avrebbe scomesso nessuno, ci siamo noi e i progetti che ci accusano di non avere (amarsi ogni giorno non è già di suo un progetto strepitoso?), ci siamo noi e la litigata che abbiamo appena fatto per una cavolata.
In quelle lacrime c’è tutto il sollievo per avere accanto una persona così indescrivibile, così diversa da tutto il resto della gente.
In quelle lacrime c’è il nervoso soffiato via e la gioia che sia tutto ok.
In quelle lacrime c’è la consapevolezza che da sei mesi sto finalmente vivendo come avrei dovuto fare da sempre.

Intensamente.

Prima di lui, prima di questa cosa bellissima che mi è stata riservata, avevo sempre vissuto in punta di piedi.
Nel lavoro, nelle mie amicizie, nelle relazioni; nei miei sogni, nelle mie speranze.
Nel mio modo di vedermi e percepirmi.
Sempre defilata sempre chiedendo scusa sempre sottovoce.
Per non dare fastidio per non sbagliare per non sembrare fuori luogo.

Ho trascorso una vita all’acqua di rose.

E invece no.

Intensamente.

L’unico modo in cui la vita andrebbe vissuta è intensamente.
Perchè – per quel che ne sappiamo – abbiamo solo questa e oggi non non possiamo prevedere cosa accadrà domani.
E allora l’acqua di rose la lascio alla pelle del viso quando mi strucco la sera, e per tutto il resto, la sola frequenza che seguirò è quella che mi porterà al massimo.

(…che poi è quello che mi stai dando tu…)

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