Regola#275allontanadamequestocalice

275

Allontana da me questo calice, perché non voglio assaggiarne il veleno.
L’abbiamo pensato tutti, prima o poi, anche se lontani dalla solitudine sconfinata e dal destino ineluttabile che si percepirono nel Getsemani.

Il fatto è che a volte, la vita è simile in tutto e per tutto ad un sentiero di montagna, che sei costretto a percorrere al meglio delle tue capacità, che la montagna ti piaccia o meno.
Con tutto il coraggio che possiedi, che se poi è tanto o poco non spetta a nessuno dirlo se non a te.

E allora ti avventuri in giorni ripidi e difficili e immensamente troppo pieni di salite che devi scalare da solo anche se continui a cercare un appiglio, che non c’è, cazzo, non c’è, e tu devi andare avanti sempre più in alto e sempre più a fatica e sempre più col fiato corto, e quando pensi che ti farebbe meno male lasciarti andare, gettarti indietro con la schiena perché tanto non ce la fai più, ecco che arrivi alla cima.

E il panorama che hai davanti ti riempie così tanto che dimentichi tutti i passi appena compiuti, e sei talmente felice di avere superato questa salita e sei talmente orgoglioso di avercela fatta, che quel panorama così unico pensi sia stato messo lì appositamente per te, perché te lo meriti.

E poi ci sono i tratti in discesa, quelli che affronti a cuor leggero perché pensi sia molto più semplice scendere, e ad un certo punto ti senti così sicuro di te che inizi a correre più veloce, ancora più veloce, e ti rendi conto troppo tardi che una discesa è ancora più pericolosa perché in grado di ingannarti, e quando capisci che devi iniziare a rallentare è troppo tardi, e quel sasso in fondo lo vedi ma non riesci a schivarlo, e ci piombi addosso con tutta la forza della tua ingenuità, e cadi che ti si schiaccia il viso a terra.
E mentre mandi già saliva e fango e sangue e sale, ti riprometti che la prossima volta starai più attento, cazzo se starai più attento in discesa.
Ma intanto ti rialzi, e vai avanti.

E poi ci sono i tratti piani, talmente piani che non sai se sia il caso di lamentarsi perché non succede niente o perché è già successo tutto, ma intanto ti guardi attorno, e tutto quello che vedi – colori rami foglie funghi luce che filtra e muschio e pietre e qualche fiore che non riesci nemmeno a capire che fiore è – diventa forza per affrontare le prossime prove.
E la forza diventa serenità: forse questo cammino non è poi così brutto.
Forse ce la puoi fare ad essere felice.
Forse non è poi tutto sbagliato, forse non sei poi del tutto sbagliato.

Poi senti un dolore, come mille punte di spilli conficcarsi dentro le tue pupille.
Guardi in basso, verso la caviglia, e vedi che sei stato morso da una vipera.
Proprio adesso che stavi bene.
Proprio adesso che avevi superato già tante prove.
Proprio adesso che avevi abbassato la guardia.

La caviglia inizia a gonfiarsi, senti il veleno entrarti in circolo e passare dalle gambe alle braccia, dalle braccia alla testa.
Ma più di tutto, quello che ti fa male fino a vomitare è la rabbia: perché questo morso non te lo meritavi, perché non è giusto, perchè non doveva toccare proprio a te.
Perchè questo calice non lo vuoi accanto, questo veleno non lo vuoi sentire.
Allontana da me questo calice, chiunque tu sia e dovunque tu sia.
Questa prova non la vuoi sulle tue spalle, non sono abbastanza forti, non sei abbastanza forte.

Ti manca il fiato.
Non riesci nemmeno a piangere perché il peso che hai nel petto è troppo, e il veleno sta girando troppo in fretta dentro di te.
Devi liberartene.
Devi buttarlo fuori.
Devi riversarlo su qualcun altro, così cominci a guardarti attorno, a cercare qualcuno da mordere a tua volta.
Che morderà qualcun altro.
Che morderà qualcun altro pure lui.

E il mondo si ritroverà pieno di gente avvelenata, a meno che tu non scelga di accettare il tuo destino, perché hai la forza, la capacità, il coraggio e l’enegia per tenerti il veleno dentro, e imparare a smaltirlo da solo, combattendo la rabbia, la delusione, il dolore con l’amore, la comprensione ed il silenzio.

Qualunque sia il tratto della montagna che in questo preciso istante ti trovi a vivere, accetta il tuo destino.
Che sia vetta, fango o veleno, non allontanare il calice.
A volte chi scambiamo per vipera è solo un raggio di sole che non riesce a trovare la strada fra i rami.

2 thoughts on “Regola#275allontanadamequestocalice

  1. Senza fiato
    Passo dopo passo,sasso dopo sasso,
    Filo d’ erba dopo filo d’ erba.
    Una salita e una discesa e resti senza fiato.
    Ik sole che filtra in mezzo ai rami,
    Scalda un attimo la roccia, saluta l ultima solitaria marmotta e se ne va..
    Ma quando se ne va , per la sua bellezza tu.. resti senza fiato.
    Intanto viene sera e il buio ti regala la pianura inondata di luce proprio come il cielo di agosto
    Tra stelle cadenti e fuochi e lampi da restare senza fiato
    Ma basta una nuvola e cominciala pioggia
    La senti nei capelli,negli occhi come lacrime
    Sui vestiti gia inzuppati,sui piedi ormai fradici e tu corri ..senza fiato.
    E ti torna in mente il mare..
    Quella sera che l estate era finita
    Mabil caldo non se ne voleva andare
    E l alba pareva non arrivare piu
    E lui cosi vicino
    Che il suo profumo era ..inebriante
    Il suo abbracvio potente
    E ru sei rimasta li ..senza fiato…

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