Regola#250disfatideibagaglitroppopesanti

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…C’era una volta una ragazza, che viveva la sua vita con un enorme, pesantissimo bagaglio accanto…

DISFATI DEI BAGAGLI TROPPO PESANTI

C’era una volta una ragazza, che viveva la sua vita con un enorme, pesantissimo bagaglio accanto.
Tutte le mattine apriva gli occhi, stava un po’ sotto le coperte per prepararsi alla giornata che avrebbe vissuto, poi si alzava, faceva la doccia, si vestiva, pettinava e truccava con cura per sembrare la brava, ordinata, brillante ragazza che tutti si aspettavano fosse.

Non appena pronta, usciva di casa in fretta – senza nemmeno fare colazione – ma con il suo pesantissimo bagaglio fra le mani.
Saliva in macchina, e il bagaglio era lì di fianco a lei.
Guidava cantando a squarciagola, e correndo anche un po’, ma sempre facendo attenzione che il bagaglio non le cadesse addosso nelle curve più pericolose.
Arrivava in ufficio, si sedeva alla scrivania ed iniziava a lavorare, tenendo sempre però il bagaglio a portata di sguardo.
Passava l’intera giornata concentrata e tesa per affermare il suo valore – di essere umano, di donna, di professionista – che spesso veniva confuso e calpestato; senza cattiveria, così, giusto per abitudine.
Che è ancora peggio.

La sera usciva che era già buio.
Caricava in macchina il suo bagaglio pesantissimo, e correva verso il prossimo impegno.

Una serata a casa da sola. E il bagaglio pesantissimo sempre lì con lei.
Una cena fra amici. E il bagaglio pesantissimo sempre nella sua ombra.
Un evento da presentare. E il bagaglio pesantissimo sul palco con lei.
Il cinema con sua nipote. E il bagaglio pesantissimo seduto fra loro.
Una birra chiacchierando con un amico fuori del comune, intenso, a volte fastidiosamente e irresistibilmente  sincero; e il bagaglio pesantissimo lì con loro, a condividere ogni singola sillaba.
Anche quelle non ancora pronunciate.

Poi arrivava notte.
La ragazza andava a dormire, con gli occhi pieni di tutta la vita che quel giorno lì – nel bene e nel male – le era cascata addosso, ma sentendosi ugualmente sempre un po’ incompleta.
Distante. Distratta.
Come se invece di accoglierla tutta, la vita che quel giorno le era cascata addosso, l’avesse sempre evitata un po’.

E mentre dormiva, il bagaglio pesantissimo era lì poggiato sulla parte libera del letto.

E la cosa più triste, era che del bagaglio pesantissimo, in realtà, lei mica se n’era mai accorta.
Lo portava dovunque, a volte tirandolo per la maniglia, a volte trascinandolo con entrambe le mani, a volte caricandoselo sulle spalle.
Ma senza rendersene conto.

Fino al giorno in cui si sentì il cuore pesante, talmente pesante che le sembrò di cadere.
Si sentì stanca, talmente stanca che scoppiò a piangere senza un motivo apparente, ma solo per il bisogno di buttare fuori un po’ di tutto il mondo che le ostruiva i polmoni, e le toglieva il respiro.
E allora capì.

Capì che stava perdendo il sapore della vita perché viveva tutto con il cuore pieno di emozioni riciclate.
Pieno di pensieri già pensati.
Pieno di paure cementate nella sua testa.

Capì che in realtà non era mai stata libera, ma aveva vissuto constantemente sotto la sottile e subdola influenza di tutto quello che le era capitato fino a quell’istante.
Fu in quel momento che si accorse del bagaglio.
E lo aprì.

Ci trovò di tutto.
Le sconfitte, le frustrazioni, le incomprensioni, le ingiustizie che non aveva mai saputo digerire.
Ci trovò i primi giorni di lavoro con l’anima fra i denti, e ci trovò i primi amori disciolti nell’amarezza, ci trovò i primi sogni bruciati nei falò della quotidianità, ci trovò la solitudine delle illusioni sbattute dal davanzale come una tovaglia sporca e piena di briciole.

Ci trovò la rabbia che non aveva mai saputo sputare fuori e le si era incancrenita nelle ossa.
Ci trovò il terrore della mediocrità, che l’aveva sempre tallonata come l’odore di una merda che hai pestato una settimana prima e senti ancora nella suola delle scarpe.

Ci trovò tanta vita, tutta la vita che aveva accumulato fino a quel giorno, tutta ammassata e stropicciata.
E di conseguenza, inutile.

Così cominciò a disfarsi delle cose che non servivano più.
Dei preconcetti, delle paure, delle debolezze, degli schemi, dei cliché.
Buttò via il sapore di terra che le impastava la bocca ogni volta che era caduta: ma tenne il gusto della vittoria quando aveva saputo rialzarsi.
Buttò via il fango degli amori malati, ma tenne la dolcezza morbida e golosa dei baci veri.
Quelli li tenne tutti, uno per uno.

Buttò via il rancore, e tenne il perdono.
Buttò via gli errori, e tenne i risultati migliori.
Buttò via le ferite, ma tenne – ed amò ancor di più – le cicatrici.
Buttò via i rimpianti, ma tenne il coraggio.

Buttò via il bagaglio, ma tenne tutto quello che aveva imparato stretto dentro di lei.
Fallo anche tu.
Disfati del bagaglio che non serve a niente se non a rubarti le forze: dimentica tutto quello che ti ha fatto inciampare, e tieni solo la consapevolezza che tanto – di correre – non hai smesso e non smetterai mai.
La vita è ogni giorno una lezione nuova: ti mette davanti situazioni e persone e scelte e possibilità che non puoi aver ancora vissuto, perché ogni giorno è un giorno nuovo e perché anche tu sei ogni giorno una persona nuova, diversa, consapevole e capace di affrontare tutto.
Non investire gli altri della responsabilità del tuo passato: dal lavoro che fai alle nuove amicizie che ti crei, concedi alla realtà di tutti i giorni di sorprenderti, colpirti e dimostrarti che la tua vita non è come la scena di un film in bianco e nero che continui ad interpretare, ma un insieme di riprese che dirigi tu di volta in volta.
A colori.

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