Regola#213arrivederci&grazie

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…mi sale una vocina tutta dolce e melliflua che mi porta a dire “arrivederci&grazie” con lo stesso tono con cui le signorine buonasera annunciavano “…signore e signori, andrà ora in onda il Carosello…”
ARRIVEDERCI & GRAZIE

Non c’è che dire, oggi il negozio è pieno; eppure i saldi sono iniziati già da un po’.
Evidentemente il marchio ha ricominciato a girare.

Poco male, passerà anche questa giornata.
Svuoto il camerino, comincio a rimettere al loro posto alcune delle cose che ho in mano.
Questa camicetta è sporca; ma io mi chiedo: possibile che ci siano ancora donne che non hanno imparato a provarsi la roba senza rovinarla? Ma cosa credono, che il foulard dentro ai camerini serva per rendere l’attaccapanni ancora più visibile?

C’è gente in cassa, meglio che vada subito.
Questa cliente è stata qui un’ora, ha provato mezzo stendino e adesso se ne esce comprando semplicemente una camicetta, oltretutto identica a quella che ha indosso! Certo che se ne vede di gente assurda.

Vuole l’appendino? No grazie.
Bancomat o carta di credito? Carta.
Firmi qui per cortesia.

Mi piace osservare la gente mentre fa acquisti, cerco di capire come posso sembrare io da fuori. Ecco, sicuramente non antipatica come questa qui, che oltretutto ci sta mettendo un’infinità di tempo per pagare. Sono in fila già da 5 minuti, che mi sono stati fatali per scegliere altre due t-shirt. Quando vengo in questo negozio il mio conto in banca inizia a piangere. Ma non ci posso fare nulla, adoro questo stile.

La cliente indecisa firma, prende la borsa e fa per andarsene.
La frase rimbomba lungo tutte le pareti del negozio.
ARRIVEDERCI & GRAZIE!
C’è un attimo di imbarazzo generale, durante il quale si registrano reazioni diverse.
Nello specifico, la cliente antipatica mi guarda infastidita, qualcun altro con curiosità, una ragazzina stronzetta mi indica con il dito alla mamma, che le fa cenno di lasciar perdere come se stessero parlando di una psicopatica.
La commessa che ha appena finito di chiudere il cassetto della cassa, mi guarda e ride. Perché mi conosce, e sa che è più forte di me.
Ho l’abitudine di salutare i clienti che escono dai negozi, anche se sono una cliente pure io.
Non posso farci nulla; appena qualcuno ha finito di pagare, mi sale una vocina tutta dolce e melliflua che mi porta a dire “arrivederci&grazie” con lo stesso tono con cui le signorine buonasera annunciavano “…signore e signori, andrà ora in onda il Carosello…”

Nei locali, nei negozi, nei grandi magazzini.
In tabaccheria e nel bar dove faccio colazione.
Negli outlet e al cinema.
Anche con la voce automatica in autostrada; persino quando spengo il navigatore dopo essere arrivata a destinazione.

Saluto e ringrazio, perché mi sento costantemente IN DOVERE.
Mi sento in dovere di essere educata e in dovere di rispondere sempre in maniera gentile, mi sento in dovere di aiutare sempre chi ne ha bisogno e mi sento in dovere di dire sempre di si e mi sento in dovere di non dissentire mai quando non sia il caso di farlo.
Ovviamente mi sento in dovere di reputare che non sia mai il caso di dissentire.
In dovere di non alzare mai la voce, di non arrabbiarmi mai, di fare sempre il primo passo in tutto.
In dovere di non andare mai per conto mio.
In dovere di scegliere sempre la strada più ovvia, più adatta a quello che sono, più prevedibile.
In dovere di non pretendere  mai niente e di concedere sempre tutto, di non stare mai male ma esserci sempre quando stanno male  gli altri, di non avere mai voglia di piangere anche quando non avrei niente per cui sorridere.

Ma sto sbagliando.
E se anche tu vivi sentendoti in dovere con qualcosa e qualcuno, stai sbagliando pure te.
Perché sentirsi in dovere di fare qualcosa è il primo passo per iniziare ad odiare quello che fai, e a snaturare quello che sei.
Abbiamo tutti il diritto di diventare una voce fuori dal coro, se è quello che sentiamo dentro.
Abbiamo tutti il diritto di diventare una pecora nera, se essere pecora nera in quel momento vuol dire essere naturalmente noi; anche perché le pecore bianche si sporcano sempre molto prima, e si vede subito.
Abbiamo tutti il diritto di puntare i piedi e battere i pugni sul tavolo e mandare qualcuno a quel paese e uscire sbattendo la porta, se in quel momento il nostro cuore ci dice ci comportarci così.

Se c’è una sola persona in tutto l’universo verso cui devi sentirti in dovere, sei sempre e soltanto tu.
Devi sentirti in dovere di vivere secondo la tua natura e di amarti proprio per la natura che sei; e in quel momento, inizierai ad amare davvero anche le persone che hai intorno, e le cose che devi fare, e la quotidianità che ti trovi a vivere.

Sentiti in dovere di proteggere te stessa; ti troverai nella naturale condizione di apprezzare la tua vita in ogni sua pagina, dalla foto di copertina alla parte dedicata ai ringraziamenti.
Non ti peserà più nulla, perché avrai imparato a mettere la vera te in tutto.
E diventerà più semplice gestire anche i tuoi momenti di knock-out, e non solo quelli di vittoria.

Sarà un po’ come vivere costantemente nella gioia che provi la sera prima dei saldi; o la notte dopo che hai sostenuto il tuo esame più importante.
Sollevata e libera.
E tanti saluti & baci.

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