Regola#211pénsatiSara

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Sara ha quasi 18 anni, e la pelle delle sue mani è talmente liscia che staresti ad accarezzarla per ore.

Sara ha gli occhi celesti, che qualche volta diventano grigi. Proprio come il colore di un’acquamarina che cambia a seconda della luce. E quando è truccata d’azzurro, la luce dei suoi occhi risplende ancora di più. Sara ha anche delle bellissime labbra carnose, che chissà quante donne pagano per averle così.

Sara è una ragazza chic, molto più chic di me; ha le unghie colorate sempre all’ultima moda, e quelle dei piedi sempre abbinate a quelle delle mani. Mica come me, che ho le dita delle mani ciccione e piene di pellicine che quando sono stressata continuo a tormentare. Troppo spesso, ultimamente.

Sara ama i colori; ama indossarli e ama vederli, ama disegnarli – lo fa al computer con il suo puntatore oculare – e ama averli intorno. Sara ama i colori soprattutto quando li riscopre dopo un periodo buio, perché anche lei – come me, come te – ogni tanto si sveglia di cattivo umore, e magari litiga con la mamma o con il papà, e magari se la prende un po’ col destino. Ma Sara è saggia, tanto saggia, e ha imparato presto che non si può pretendere ci sia l’arcobaleno senza prima aver passato la tempesta, come dice lei.

Sara ama gli occhiali, e i cappelli. Ama anche le scarpe, ma i cappelli di più.

Sara è piena di amici, e i suoi amici hanno una vita piena proprio grazie a lei.
Sara una volta è dovuta andare in ospedale in tutta fretta, e aveva dovuto lasciare i suoi braccialetti portafortuna sul letto. Ma vedere quei braccialetti d’oro pieni di coccinelle lasciati lì da soli, non piaceva a nessuno, soprattutto non piaceva alle sue tre amiche/zie, che hanno deciso di prendere un braccialetto a testa e tenerlo addosso fino al suo rientro.
Adesso quei braccialetti sono dove devono essere: al polso di Sara, che  è lei stessa un portafortuna per chi le sta accanto.

Sara ha un anello d’oro con un diamante al centro che ha fatto incastonare proprio lei.
Proprio lei che è un diamante di suo al centro del cuore delle persone.

Sara ama il cinema, la musica e la montagna.

Ma più di tutto e più di tutti, Sara ama sua sorella Anna, di un amore cosi intenso e profondo, che a vederle assieme ti vien voglia di averle pure tu due sorelle così.

Sara ha quasi diciotto anni, e da quasi diciotto anni vive dentro un corpo nato con l’Atrofia Muscolare Spinale di tipo 1: i suoi muscoli non la riescono a sostenere, e lei è cresciuta cresce e crescerà stesa su di un letto, o in un passeggino. Da quando ha 5 anni poi, Sara respira solo grazie ad un ventilatore.

Io di anni ne ho quasi quaranta, i miei occhi sono di un colore abbastanza insignificante, anche se qualche volta – a seconda della luce e dell’ombretto che ho addosso – potrebbero ricordare quasi un verde scuro, da fondo di bottiglia con i rimasugli del Lambrusco tutto intorno.

Ho due belle labbra carnose pure io, ma tutto il resto pagherei volentieri per cambiarlo. Ho un guardaroba pieno di vestiti che mi lamento sempre di non avere, con tantissimi capi colorati anche se alla fine mi vesto quasi sempre di nero, e porto gli occhiali perché non ci vedo ma vorrei vederci per non dover portare gli occhiali anche se è un dato di fatto che con gli occhiali sto meglio, e ho mille cappelli tutti tristemente uguali perché mi sta bene solo quel modello lì.

Sono piena di amici anche io, come Sara. Solo che i miei la maggior parte delle volte li trascuro perché lavoro troppo o perché sono troppo stanca o perché  non ho tempo o perché mi sento troppo sola senza fidanzato o perché ho un fidanzato e allora frequento solo gli amici suoi.

Amo il cinema, e non ci vado mai. Amo la musica, ma ascolto sempre la stessa. Amo il mare, ma non calpesto una spiaggia da tre anni.

Sono figlia unica, e la figura fraterna che manca al mio fianco pesa ancora di più proprio perché è sempre stata un mio desiderio.

Ho quasi quarant’anni, e da quasi quarant’anni vivo in un corpo che non mi piace mai, e la mattina fatico ad alzarmi ma non per colpa dei miei muscoli, che riescono a sostenermi tutta, ma della mia testa che troppe volte preferirebbe stare nascosta e protetta sotto le coperte.

Sara ed io abbiamo molte cose in comune; siamo allegre, solari, chiacchierone – lei a modo suo. Anche piuttosto social, direi.
Ma come ogni ragazza che esista, ogni tanto amiamo stare da sole con i nostri pensieri, chiudere gli occhi e viaggiare con la fantasia.

Proprio come fai tu.

Solo che quando tu ed io apriamo gli occhi, possiamo passarci una mano fra i capelli, e toglierci la ciglia incastrata nell’occhio e grattarci dietro le spalle dove ci ha punte una zanzara.

Quando Sara apre gli occhi, queste cose non le può fare.

Lei chiude gli occhi e usa tutta la sua fantasia per immaginare di camminare e correre e saltare.
Ma quando apre gli occhi, non lo può fare.

Tu ed io usiamo tutta la nostra fantasia per immaginarci a fianco di quel tipo carino che ci piace da mesi; e quando apriamo gli occhi, possiamo camminare e correre e saltare davvero; ma non ce ne importa niente, siamo tristi lo stesso perché pensiamo solo al tipo che non ci manda il messaggino della buonanotte.

Sara le cose che posso fare io non le può fare, può solo immaginare di viverle.
Io non vivo veramente nemmeno la metà delle cose che faccio.

Ma da quanto ho conosciuto lei, mi sono imposta di cambiare.
E se mi alzo di lunedì mattina e vorrei andare dovunque pur di non dover andare in ufficio perché già so che sarà una giornata difficile con la sensazione costante di aver sbagliato tutto, mi ripeto una frase soltanto.

Pénsati SARA.
E penso che se fossi Sara, farei volentieri a cambio con la mia vita anche solo per quel giorno lì. Perché Sara, al posto mio, saprebbe sorridere alle persone che non sorridono mai e fare spallucce agli episodi più anticipatici e passare oltre alle persone meschine.

E se vado a dormire abbattuta perché i soldi non bastano mai o perché mi sento sola o perché mi par di non avere mai tempo per me o perché vorrei vivere un’altra vita, mi ripeto ancora quella frase.

Pénsati SARA.
E penso che se fossi Sara, saprei godere di ogni piccola cosa, di ogni piccolo gesto, di ogni mio piccolo movimento, e andrei a dormire felice di quello che ho, perché se fossi Sara saprei benissimo che quello che ho è un dono.

Sara considera un dono la sua malattia; io considero un dono averla conosciuta.

Tutte le volte che pensi di non farcela o che tutto sia troppo per te o che tutto per te sia troppo ingiusto, tutte le volte che non vorresti dover fare una cosa o dentro di te ti senti nel posto sbagliato, tutte le volte che ti alzi stanca e vai letto pensando che tra poco sarà già domani mattina, tutte le volte che ti guardi allo specchio e la bocca ti si piega all’ingiù, fai come me.

Pénsati Sara.
E sorridi più che puoi, perché se c’è un’altra cosa che Sara ama, sono proprio i sorrisi.

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