Regola#195lerbavogliononcresceneanchenelgiardinodelre

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Volevo una scimmietta; dopotutto, i miei avevano questa strana mania di fotografarmi con le scimmiette dovunque: al mare, al circo, in gita nella città d’arte.

L’ERBA VOGLIO NON CRESCE NEANCHE NEL GIARDINO DEL RE

Non perdonerò mai i miei genitori per quel rifiuto; non dimenticherò mai il dolore per quel no, il peggiore che abbia mai ricevuto in vita mia.
Eppure la mia richiesta era stata molto semplice, diretta, quasi ovvia secondo la mia testa di bimba di 8 anni.
Una sorellina più piccola da coccolare come un pelouche e da vestire e pettinare come una bambola? No.
Un fratello maggiore che potesse proteggermi dai bulletti e consolarmi quando mamma mi sgridava? No (anche perché sarebbe stato poco credibile, lo capivo da sola anche a 8 anni).
Un cagnolino che mi facesse sentire meno sola? No.
Vestiti nuovi, giocattoli di tendenza, una bicicletta col cestino?
No, no e ancora no.

Volevo una scimmietta.
Avevo chiesto che mi prendessero una scimmietta, con tanto di occhi lucidi e la convinzione nel cuore che fosse una cosa assolutamente possibile e legittima.
Volevo una scimmietta; dopotutto, i miei avevano questa strana mania di fotografarmi con le scimmiette dovunque: al mare, al circo, in gita nella città d’arte.
Mi pareva scontato che mi fossi fissata proprio con quell’animaletto lì.

Eppure loro avevano osato dirmi che no, una scimmietta non potevo proprio averla.
Ricordo di essermi disperata.
Ricordo di avere pensato che avevo i genitori più cattivi del mondo e che la vita era brutta bruttissima e che una scimmietta avrebbe potuto cambiarmi la vita e che io avrei saputo amarla con tutta me stessa.

“Vi prego” e sfodero gli occhi più tristi e grandi del mondo, “vi prego, compratemi una scimmietta”.
“Non si può…una scimmietta non è un animale domestico!”
“Vi supplico”, e intono la voce più disperata che riesco a fare, “vi supplico, compratemi una scimmietta”.
“Wendy, non si può, lo devi capire. Hai mai visto una scimmietta qui intorno? Devono vivere dove c’è un clima adatto a loro!”
“Non mi interessa! Io la voglio, capito, la VOGLIO!!!” E sfodero tutta la rabbia di cui è capace una bambina di 8 anni che si sente dire di no.
“Voglio…voglio…l’erba voglio non cresce neanche sul giardino del re”.
E con questo, mamma mi sistema.
Ho passato un paio di giorni a guardare quelle foto col musetto triste, e poi della scimmietta e della mia felicità legata solo a lei mi sono allegramente dimenticata.

Ma di quella frase, no.
Perché è assolutamente vera.
Non possiamo avere SEMPRE tutto quello che vogliamo; possiamo lottare per averlo, certo, e possiamo metterci tutta la nostra tenacia e forza e passione.
Ma qualche volta dobbiamo imparare anche a sentirci dire di no.
Che non significa imparare a perdere: significa accettare che – evidentemente – quella cosa quella situazione quella persona non facevano per noi.
Il voglio a tutti i costi è legittimo solo quando siamo piccole, ma poi deve passare.
Sennò rischiamo di diventare bambine viziate, che di per sé è un’abbinata molto pericolosa, soprattutto dopo i trenta.

Accetta di non poter avere sempre quello che vuoi; e sarà proprio in quel momento che comincerai ad ottenere quello che fa davvero per te.

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