Regola#191donnageishaopiuttostozerbino?

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…E non mi rendo conto invece che sono una banalissima ragazza zerbino, di quelle che è più la polvere delle scarpe degli altri che la nostra, quella che portiamo addosso…

Sono seduta sulla poltrona.
Anzi, sono incastrata dentro la poltrona, come se volessi diventare della stessa materia del cuscino.
“Basta, basta, BA-STA, B-A-S-T-AAAAAA!!!!
Sto alzando la voce un po’ troppo, ma dopotutto sono le 5 del pomeriggio, non credo di dare fastidio a qualcuno.

“E’ finita, stavolta ti giuro che è finita davvero!”
E mentre lo dico, scoppio di nuovo a piangere, con il mento alzato e le labbra tutte secche.

“Non gli permetterò mai più di trattarmi così. MAI P-I-U’!!!”
E via a soffiarmi il naso con quello che cinque minuti fa era un kleenex, e ora sembra un foglio di appunti sbagliati tutto accartocciato.

Debora intanto sta preparando il tè.
E’ calma, mi lascia parlare senza interrompere perché sa che in quel momento è proprio quello di cui ho bisogno.
E anche perché questa stessa scena l’abbiamo vissuta altre mille volte.
Più o meno ogni due-tre settimane negli ultimi tre anni.
Da quando cioè ho perso la testa per un tipo che fa con me quello che vuole, il buono e cattivo tempo.

Lui vuole vedermi, e io corro.
Wendyna felice.
Lui non vuole vedermi, e non risponde ai messaggi per giorni.
Wendyna disperata.

Ma quel giorno Wendyna è furiosa, furiosa davvero dopo l’ennesimo, lunghissimo periodo di tempo senza che lui si sia fatto vivo. Quel giorno decido che ne ho abbastanza. Che non mi merita. Che non voglio più saperne.
“Guarda, te lo giuro con tutte le mie forze: la prossima volta che scrive, perché prima o poi lo farà, ti giuro, sarò spietata, anzi guarda, farò come fa lui: manco gli rispondo. Te lo giuro, stavolta è finita.”
E nel dirlo mi sento già meglio, sento di avere finalmente recuperato il controllo della situazione.

Mi sento quasi sollevata. Mi sento quasi una donna con le palle.
Il bollitore del tè fischia. E nello stesso istante il mio cellulare squilla.

E’ un messaggio.
Guardo il cell, guardo la mia amica, guardo di nuovo il cell.
No, non può essere.
Apro il messaggio.

“Ho voglia di te. Ti aspetto”.
Guardo la mia amica. Tiro su col naso. E dico l’unica frase che riesco a pronunciare.
“Posso fare la doccia da te?”.

E in meno di venti minuti, sono già in macchina pronta a correre da lui. E la cosa peggiore, è che nella mia testa mi sento bene, convinta come sono di essere una donna geisha, di quelle che vivono per fare contento il loro uomo, e dopotutto che male c’è?
E non mi rendo conto invece che sono una banalissima ragazza zerbino, di quelle che è più la polvere delle scarpe degli altri che la nostra, quella che portiamo addosso.

E, ahimè, lo sono stata per anni, fino a quando non ho capito che esistono anche relazioni vere, sincere, di quelle dove ci si desidera allo stesso modo e dove la dignità non si confonde mai con il possesso.

Apri gli occhi, se stai vivendo una storia come questa, dove non ti senti nemmeno libera di organizzare una serata perché hai paura che ti dica di no, o che si senta oppresso.
Apri gli occhi, se senti che quello che gli dai non ti torna indietro non dico aumentato – come dovrebbe essere – ma quanto meno alla pari.
Apri gli occhi, se ti senti più usata che apprezzata.
Apri gli occhi, se ti senti dire che ti piace essere una donna geisha ma dentro di te sai che ti fai trattare come uno zerbino.

Ricordati che le geishe vere stanno in Giappone, ricevono un’educazione che spazia dalla danza al canto alla musica, e non è affatto vero che si prostituissero; quella è solo una squallida leggenda nata in tempi relativamente recenti che confonde l’arte di intrattenere con la pratica di “darsi” per intrattenere.

Tu non devi essere né geisha né zerbino, ma Donna e basta.
Anzi, Donna e tutto.
Capito???

 

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