Regola#186autostimaoaltruistima?

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Come quel giorno della mia Prima Comunione, finito con me che invece di pensare al sacramento appena ricevuto fisso il fotografo dritto nell’obiettivo.
AUTOSTIMA O ALTRUISTIMA?

La mia Prima Comunione.
Una cravatta.
Un cappello rosa anni trenta.
I cappelli tutti piastrati.

Una bambina – io – che sviene perché per piastrarle i capelli le hanno piastrato anche un orecchio.

La prima volta che ho provato il sapore vincente dell’autostima. Che è una cosa MOLTO diversa dall’ALTRUSTIMA, anche se sono direttamente collegate.
Quando sono uscita dai camerini della Coin, o forse era la Standa – non ricordo – mi sono guardata allo specchio è mi è venuto da piangere.
Con quel cappello e quella cravatta e quella gonna dello stesso colore del cappello, proprio non mi ci vedevo.
Anzi, mi vergognavo pure, perché mi sembrava troppo originale per una bimba di 8 anni.

Ma mamma era entusiasta, e all’epoca  – nel dubbio – di mamma mi fidavo ciecamente.
Anche se sento vivo ancora adesso nello stomaco il pugno della frustrazione, e la voglia di poter dire: no, non mi piace.

Ma poi arriva quel giorno, e ci ritroviamo tutti in sacrestia per le ultime prove.
E la mia migliore amica mi guarda e mi dice “Come sei bella!”.
E la sua voce non solo è sincera, ma è anche sinceramente colpita dal mio look, che le piace davvero.

E allora in me scatta qualcosa.
Se a lei piaccio, forse non sono male.
Se spontaneamente lei, che è la mia migliore amica, mi ha fatto quel complimento senza che le avessi chiesto io nessun tipo di rassicurazione, vuol dire che carina lo ero davvero.
(E se stai pensando che 8 anni siano troppo pochi per questo tipo di legame con le amiche, sbagli; perché la tua migliore amica sa esattamente cosa dirti sempre, come a 8 cosi a 80 anni).

Claudia mi aveva appena regalato il concetto di ALTRUISTIMA: quando qualcuno trova davvero positiva una cosa che sei, che fai, che hai detto.
E io lo avevo appena trasformato in AUTOSTIMA: quando dentro di me trovo davvero positivo quello che sono, che faccio, che ho detto.
Da quel momento questo schema si è ripetuto spesso.
E ho sempre sbagliato.

Hai presente la frase: “Grazie! Fa’ proprio bene alla mia autostima quello che mi hai detto!”?
Oppure questa: “la mia autostima che mi è scesa sotto le scarpe”?
O ancora questa:” ne avrei proprio bisogno per la mia autostima”?.

Sono tutte cazzate. Sono frasi inutili.

E sai perché? Perché non dovresti mai, mai e poi mai aspettare che fosse qualcuno al di fuori di te a farti sentire bene! O bella! O giusta!
Si chiama AUTOSTIMA proprio perché è solo tua, fa parte di te, è dentro di te! E proprio per questo è sempre a tua disposizione!
Tu devi sentirti bene e bella e giusta a prescindere dagli altri e da tutto quello che ti circonda.

I complimenti e l’approvazione degli altri rientrano nella sfera dell’ALTRUISTIMA; se arrivano, meglio. Se non arrivano, è un problema loro che – probabilmente – ti invidiano troppo per dirti quanto in realtà vorrebbero essere come te.
E comunque, tu non ne hai bisogno. Perché sai che l’autostima è dentro di te, e quindi dipende solo da te lavorarci.

Con qualche – assolutamente lecito – aiutino dalle tue migliori amiche.
Come quel giorno della mia Prima Comunione, che era iniziato con me che uscivo di casa tutta triste nel mio capello che avrei voluto mi avesse nascosta dalla testa ai piedi, e dopo quelle battute con la mia Micca (che fa ancora parte della mia vita, come una vera Micca che si rispetti!) era finito con me che invece di pensare al sacramento appena ricevuto fissavo il fotografo dritto nell’obiettivo.
Tutti gli altri spiritualmente concentrati, e io che fisso la macchina fotografica.
Vanitosa? No.
Autostimamente ricca!

 

 

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