Regola#160storiadiduericci.favolalieveperadultienon

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I più solitari, erano due ricci che non volevano mai uscire dalle loro tane, perché avevano paura di pungere gli altri abitanti del bosco.
STORIA DI DUE RICCI. FAVOLA LIEVE PER ADULTI E NON

C’era una volta, molto molto tempo fa, un bosco, E nel bosco, abitavano un sacco di animaletti.

I più allegri e simpatici, erano una coppia di scoiattolini che organizzavano tutti i giorni delle grandi feste. I più solitari, erano due ricci che non volevano mai uscire dalle loro tane, perché avevano paura di pungere gli altri abitanti del bosco.

Ma venne un inverno molto freddo, e in particolare una notte così buia e così fredda, che tutti gli animali del bosco erano chiusi nelle loro tane per non morire a causa del gelo. Tra tutti gli animali del bosco, quella notte a soffrire di più erano proprio i due ricci. Nascosti sotto alle radici di due grandi alberi, uno di fronte all’altro, si guardavano. E un po’ alla volta, furono spinti dalla voglia di avvicinarsi.

E più si avvicinavano, più scoprivano che il freddo si faceva meno intenso. Un passo dopo l’altro, avvicinandosi sempre di più, il freddo si attenuava, si affievoliva. Avvicinandosi sempre di più, un passo dopo l’altro, il respiro di uno scaldava il musetto dell’altro. Ma, avvicinandosi sempre di più, un passo dopo l’altro, quando oramai erano quasi attaccati, finirono per pungersi a vicenda.

Fu uno shock lo stupore, fu uno shock l’intensità di tanto dolore.
Spaventati, entrambi si allontanarono di corsa e tornarono ognuno sotto alla radice del proprio albero.

E fu di nuovo freddo. Chiusi nella loro tana, i due ricci cominciarono a pensare al dolce tepore di quando erano vicini, e avevano una grande voglia di provare ad avvicinarsi di nuovo, ma avevano paura di ferirsi e questo timore li faceva tentennare.
Così rimasero immobili, spaventati, ad aspettare ognuno nel suo angolino per capire cosa fare.

Il freddo però era così tenace, che ben presto i due ricci abbandonarono ogni paura.
Tentarono nuovamente di avvicinarsi, sempre di più, un passo dopo l’altro come avevano fatto la prima volta. E furono ancora spine, proprio come in quel primo tentativo. E fu ancora fuga, e lontananza, e solitudine.

Pensarono che dopotutto il freddo prima o poi sarebbe passato, che in fondo quello non era il loro primo inverno, che tutto sommato se si rannicchiavano ognuno sotto la propria radice sarebbero riusciti a scaldarsi un po’ anche da soli.
Ma non avevano realizzato un fattore nuovo, perché a forza di stare assieme, di condividere tanti tentativi, di avere lo stesso obiettivo, di ferirsi e lenire le proprie ferite, di respirare uno il fiato dell’altro, avevano iniziato a conoscersi. E a volersi bene.

Ed ecco che questo diventò il problema più grande: volevano a tutti i costi stare vicini, ma stare vicini faceva loro male. E così, finirono col diventare tristi.

Ad un tratto, più del freddo, più della paura, più delle spine, prevalse una sensazione nuova e disarmante: la confusione. Non sapevano più cosa fare. Subire il freddo da soli? Tentare di avvicinarsi? Restare vicini sopportando le ferite delle spine? Qual era la cosa giusta da fare? E perché qualsiasi scelta sembrava troppo difficile da prendere?

Subito, scelsero la via più drastica: meglio restare soli a soffrire il freddo, piuttosto che ferire con le proprie spine l’altro, cui volevano così bene.
Ma il freddo era nulla, rispetto alla nostalgia che provavano uno dell’altro. E al bisogno, che avevano uno dell’altro.
E finalmente capirono.

Capirono che era tutta questione di adattamento, dovevano solo trovare il modo di addomesticarsi uno al corpo dell’altro, completandosi.
E così, un giorno dopo l’altro, un tentativo dopo l’altro, trovarono la posizione giusta.
Bastava solo restare abbracciati, uno di fronte all’altro, immersi uno nel corpo dell’altro.

Nel tempo, qualche volta ci furono ancora ferite e fughe, ma faceva parte del loro percorso quotidiano.
Nel tempo, ci furono ancora ferite e spine e fughe, ma non ci fu più freddo.

Dopo tanti, tanti anni, i due ricci, oramai molto vecchi, si addormentarono assieme, sotto la neve.
Abbracciati come avevano imparato a fare.

La primavera successiva, quando i ghiacci si sciolsero, fu per tutti una sorpresa quello che trovarono: i due corpi si erano talmente fusi uno nell’altra, che erano diventati una cosa sola. Un riccio unico. E sotto gli aculei, anche i loro cuori erano diventati una cosa sola. Sorridendo.

E nacque così la prima castagna.

PS: L’hai capito, amica, che non sto parlando solo di animaletti pieni di aculei, vero?

2 thoughts on “Regola#160storiadiduericci.favolalieveperadultienon

    1. Grazie Carmen! Ma ricordati che non sono io a darti coraggio…semplicemente, ti ricordo che fa parte di te. Ti abbraccio, EBT

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